SEN, Italia snodo del gas? Edison favorevole, Enel contraria

Enel ed Edison, rispettivamente primo e secondo produttore di elettricità in Italia, non sono affatto d’accordo sulla Strategia Energetica Nazionale. La famosa SEN che si aspetta da anni e che è oggetto allo stesso tempo del lavoro del Ministero dello Sviluppo economico di Corrado Passera e di una serie di audizioni in Parlamento.

Proprio dalle audizioni in Senato vengono i pareri di Enel ed Edison, dopo quello di Sorgenia nei giorni scorsi. Fulvio Conti, a di Enel, boccia l’ipotesi di trasformare l’Italia nell’hub sud-europeo del gas. Di fare, cioè, del nostro paese la porta di ingresso per il metano che dovrebbe alimentare anche altri paesi come Spagna, Francia o Grecia. Conti non crede che differenziare gli approvvigionamenti sia così semplice:

L’Italia continuerà a dipendere soprattutto da Russia e Algeria, i consumi tendono a calare e l’idea di proiettarci verso un mercato di forniture spot, rischia di aumentare anziché diminuire la nostra dipendenza dai giochi dei produttori, sui quali non siamo sufficientemente influenti.

Con “forniture spot” si intende singoli contratti a breve termine di acquisto del gas, solitamente proveniente dai rigassificatori, contrapposti ai vecchi contratti “take or pay” da 20 o 30 anni di durata che ci sono adesso tra Italia e Russia e Algeria. Contratti che, a dirla tutta, legano le mani al nostro paese perché prevedono l’acquisto di quantità prestabilite di gas ogni anno e, se il gas non serve, lo si compra lo stesso.

Ma, secondo Conti, avendo un contratto con un prezzo stabilito per diversi anni potrebbe essere meglio per l’Italia anche se i consumi di metano stanno scendendo. Questo perché ci sono paesi, come Cina e India, che tra pochi anni di gas ne consumeranno parecchio facendone salire alle stelle il prezzo.

Secondo Bruno Lescouer, a di Edison (che recentemente è diventata 100% francese), l’hub del gas è cosa buona e giusta e farebbe scendere i prezzi del metano aumentando allo stesso tempo la sicurezza dei rifornimenti. Sempre in audizione al Senato Lescoeur ha dichiarato:

L’obiettivo di fare dell’Italia l’Hub sud-europeo del gas può aiutare il Paese a perseguire entrambi gli obiettivi. Edison condivide l’opportunità di sviluppare il sistema italiano in un’ottica di esportazione di gas a condizioni competitive verso l’Europa, attraverso l’utilizzo ottimizzato delle infrastrutture esistenti e lo sviluppo selettivo di nuove infrastrutture per l’importazione di gas da fonti e rotte alternative.

Poi l’Ad di Edison ha ricordato la partecipazione dell’azienda al gasdotto Igi-Poseidon, che porterà gas del Caspio in Puglia passando per la Grecia, e ha ribadito anche la necessità di incrementare lo sviluppo delle riserve nazionali di gas. E, infatti, Edison in questi giorni è molto attiva in Sicilia per convincere gli amministratori locali della bontà del progetto di raddoppio della sua piattaforma offshore Vega.

Una piattaforma che ancora deve ricevere l’ok del Ministero dell’Ambiente, ma sembra avere un grande appoggio in quello dello Sviluppo economico. Sempre Passera, insomma, che ha inserito il raddoppio della piattaforma tra i progetti da spingere con la Strategia Energetica Nazionale inserendolo nella prima bozza, per poi farlo sparire dalla seconda bozza.

Chiunque abbia la meglio in questo Risiko dei gasdotti e dei rigassificatori, che ultimamente vede meno partecipanti al tavolo visto che il rigassificatore Erg-Shell di Priolo-Melilli non si farà, tra il dire e il fare c’è di mezzo la Francia. O almeno così sembrerebbe dalla lettera inviata dall’associazione di rappresentanza degli operatori italiani del gas, Anigas, alla Commission de Régulation de l’Énergie (CRE). Più o meno l’AEEG francese.

Secondo Anigas la CRE farebbe opposizione al progetto di hub italiano del gas imponendo tariffe di passaggio dai gasdotti francesi troppo alte per gli italiani:

Fissando un costo significativamente più alto e discriminatorio per chi vuole trasportare gas dal Sud al Nord dell’Europa, e in particolare verso la Francia la decisione della Cre mette a rischio il rafforzamento della flessibilità delle forniture europee, ignorando quanto richiesto dalla legislazione europea che afferma che le tariffe di trasporto del gas devono essere non discriminatorie e finalizzate a consentire uno sviluppo efficiente del mercato.

Il progetto di trasformare l’Italia in un enorme imbuto del gas, con nuovi gasdotti e rigassificatori da cui approvvigionarsi per poi vendere il metano all’Europa, non è poi così condiviso dall’Europa stessa. Ma, qualora Edison riuscisse a rafforzarsi in Italia con la nuova piattaforma e il nuovo gasdotto, la Francia potrebbe anche ammorbidire la sua posizione facendo passare il nostro (e il suo) gas a prezzi inferiori. A pensar male, ogni tanto, ci si azzecca…

Fonti: Energia24, Agi Energia, Anigas

11 ottobre 2012
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