La mania dei selfie invade anche l’Amazzonia. Sempre più turisti si dirigerebbero nei luoghi incontaminati delle foreste del Sudamerica, nella speranza di poter scattare una fotografia in compagnia di uno dei tanti animali selvatici che la animano. Un trend che starebbe tuttavia mettendo a repentaglio la sussistenza di queste stesse specie, già minacciate dalle ampie opere di deforestazione in atto, nonché tutt’altro che abituate alla presenza invasiva dell’uomo.

A renderlo noto, tramite un intervento sul Guardian, sono i rappresentanti dell’organizzazione World Animal Protection: in tempi recenti, alcune delle principali città a ridosso con la foresta amazzonica, ovvero Manaus in Brasil e Porto Alegre in Argentina, si sono trasformati in veri e propri hub per accogliere i turisti di tutto il mondo. Viaggiatori desiderosi di poter immortalare un animale selvatico durante le escursioni guidate all’interno della fitta vegetazione locale, in particolare per scovare l’enorme anaconda che da sempre vive in questi luoghi.

=> Scopri i rischi dei selfie con gli orsi


Per rispondere a questa domanda, molti operatori locali avrebbero deciso di rendere disponibili delle anaconde accudite in cattività: per permettere di scattare l’agognato selfie, i rettili vengono stretti in modo fermo alla gola, affinché non stringano il viaggiatore di turno. Uno stress senza eguali, a cui si aggiunge anche l’effetto del flash, capace di accecare l’animale per parecchi minuti consecutivi, causando ansia e agitazione. Molti di questi esemplari sarebbero denutriti e poco idratati, nonché mostrerebbero abrasioni lungo tutto il corpo, forse dovute ai continui maneggiamenti da parte di sconosciuti e personale non completamente formato sulle loro necessità.

Non è però tutto, poiché anche i bradipi sarebbero finiti al centro delle attenzioni dei cosiddetti “turisti social”: molti degli esemplari sarebbero strattonati dagli alberi pur di ottenere uno scatto ricordo, mentre alcuni sarebbero relegati alla cattività, con corde legate attorno alle zampe posteriori affinché non fuggano. Una condizione di sfruttamento che si ripeterebbe anche con coccodrilli, formichieri e molte altre specie ancora.

=> Scopri la tartaruga maltrattata per un selfie



Il turismo è per le popolazioni locali un’inestimabile forma di guadagnano, nonché di vera e propria sussistenza. La domanda, spiegano gli esperti, dovrebbe però concentrarsi sull’esplorazione delle bellezze dei luoghi, sulla cultura e sulla cucina locale, senza coinvolgere animali selvatici in forme di vero e proprio sfruttamento. Il cambiamento deve quindi provenire dagli stessi turisti, gli unici in grado di orientare l’offerta di viaggio con una domanda più mirata, amica dell’ambiente e completamente cruelty-free.

5 ottobre 2017
Fonte:
Lascia un commento