Scolpire il legno proveniente da alberi secchi, da piante che hanno concluso naturalmente il loro ciclo di vita, nel pieno rispetto della natura. Parte da questo presupposto l’opera di David Nash, un artista inglese che ha avuto l’onore di esporre ai Kew Gardens, dei giardini botanici di oltre 326 acri patrimonio dell’UNESCO.

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L’espressione artistica di Nash, sculture decisamente famoso nel Regno Unito, non si ferma solo allo scalpello. Durante la sua esposizione ai giardini botanici Kew, un patrocinio UNESCO a soli 30 minuti da Londra, l’artista ha manifestato il suo rapporto con l’ambiente anche con disegni, pitture e percorsi musicali appropriati. Ma i protagonisti sono rimasti loro, degli alberi naturalmente morti e poi scolpiti per assumere mille forme, tutte imponenti. Vi sono vere e proprie piramidi fatte da tanti coni, enormi radici minuziosamente tagliate quasi a ricordare le fattezze del viso di un orco, veri e propri totem che accarezzano il cielo, legni diversi tenuti in equilibrio quasi per magia.

La mostra, che ha visto l’artista impegnato direttamente da aprile a settembre dello scorso anno, ha voluto però andar oltre alla semplice esposizione di sculture. Nei mesi della permanenza ai giardini, infatti, Nash ha tenuto delle esibizioni live per mostrare il suo processo creativo, approfittando di una “cava di legno” e degli alberi morti per cause naturali all’interno del parco. E lo scalpello si trasforma in motosega, il tramite tra la mano dell’artista e il materiale grezzo su cui lavora. Nash ha così descritto la sua esperienza:

Al Kew ho mostrato la mia pratica come scultore. Ho spesso percepito che, negli show tenuti in precedenza, gran parte del processo fosse nascosto. Quel che è unico di questa esperienza al Kew è che il processo è parte dell’esibizione.

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In definitiva, un modo intelligente e molto affascinante con cui l’arte può dimostrare di essere amica della natura, non solo rispettandola e onorandola, ma anche non sfruttandone indebitamente le risorse. Il ricorso agli alberi secchi, senza più possibilità di rinascita, evita di usurpare le risorse verdi esistenti.

Fonti: InHabitat

1 maggio 2013
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