Esiste una forte problematica legata alla presenza dello scoiattolo grigio sul territorio italiano, un dilemma che da tempo attanaglia animalisti, ambientalisti e cacciatori. L’animaletto, introdotto più o meno lecitamente, non è tipico dell’habitat nostrano ma la sua presenza sta intralciando la proliferazione e la salvaguardia dello scoiattolo rosso. Quest’ultimo è originario della penisola italica, ma sta lentamente scomparendo proprio per la presenza del cugino dal manto grigio. L’intervento di specie non autoctone è sotto analisi da tempo, in particolare la tipologia di impatto che esse hanno apportato e imposto nel tempo. Come ad esempio il pesce siluro, responsabile della devastazione dell’ittiofauna del Po, quindi la nutria in grado di praticare grossi scavi lungo le sponde dei fiumi.

Introdotto casualmente in Italia negli anni 70, lo scoiattolo grigio vanta origini americane, nel tempo il numero di animali si è moltiplicato fino a invadere letteralmente tutte le zone boschive. Il piccolo roditore è anche portatore sano di un virus in grado di far soccombere la specie italiana. La loro esistenza sta diventando un pericolo anche per le nazioni attigue, come Francia e Svizzera, che minacciano l’Italia di prendere seri provvedimenti in merito. La nostra nazione non ha fatto fronte a tre richiami e raccomandazioni della UE, per questo la situazione ora è particolarmente difficile.

Ambientalisti e animalisti da tempo si fronteggiano per mettere in atto una soluzione, ma questa tarda ad arrivare. I primi vorrebbero estirpare in modo radicale il numero degli scoiattoli grigi, mentre gli animalisti escludono interventi violenti e drammatici. In questo limbo perpetuo di indecisione, gli scoiattoli continuano a proliferare e crescere di numero, divenendo facili prede dei cacciatori durante la stagione venatoria. Da tempo il dibattito sulla loro presenza ha coinvolto tutta la UE, grazie anche al Regno Unito che condivide la stessa sorte nostrana. Il ruolo invasivo dello scoiattolo grigio ha inciso anche su boschi e parchi inglesi, a discapito della specie dalla pelliccia rossa. Ma sono in molti a opporsi a una soluzione così drastica, perché secondo alcuni studi la vera causa della diminuzione della specie autoctona è legata alla responsabilità umana che devasta il loro habitat naturale.

23 gennaio 2015
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