Scimmie e uomo, esseri molto simili ma anche differenti. Molti studi recenti hanno confermato che in particolare gli scimpanzé condividerebbero con l’uomo una somiglianza genetica pari al 98%, perché entrambi discenderebbero da un antenato comune vissuto circa 5 milioni di anni fa. Attualmente sarebbe motivo di studio l’evoluzione del genoma di questi primate confrontato con quello umano: a seguire il programma è un gruppo di genetisti della Harvard Medical School.

Sicuramente ciò che visibilmente balza all’occhio è un fattore comune, che rimanda all’espressività di entrambi: il sorriso e la risata. La modalità con cui si sviluppa ed esplica un sorriso accomunerebbe le due specie, muovendo le labbra e mostrando la dentatura in modo simile. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, indicherebbero come punto di contatto l’antenato comune da cui si sarebbero sviluppate le due specie: scimpanzé e uomo. Gli esiti del test si baserebbero sull’analisi facciale di 46 scimpanzé osservati durante momenti ludici, oppure attività ricreative. La provenienza di queste scimmie è da individuare in quattro colonie differenti residenti in Zambia, sempre nel continente africano.

Lo studio del sorriso

Il team avrebbe utilizzato un particolare sistema di codifica che evidenzierebbe e catturerebbe anche le più piccole variazioni del viso. I più semplici e minimi cambiamenti dell’espressione rapportabili con i sorrisi umani. In particolare gli scimpanzé sarebbero in grado di ridere e sorridere senza vocalizzi, senza caos verbale e sonoro. Una caratteristica molto simile al comportamento umano che permette di sorridere muovendo le labbra all’insù, ma senza parlare o emettere suoni. Marina Davila-Ross, parte integrane del team dell’Università di Portsmouth in Inghilterra e una delle autrici del progetto, sostiene che la risata umana è un biglietto da visita chiaro e diretto. Attraverso l’espressione è possibile inviare un messaggio, un feedback e una risposta chiara. Comportamento replicato in modo quasi uguale anche dagli scimpanzé.

Per 40 anni gli scienziati hanno creduto che il sorriso dello scimpanzé in realtà tradisse solo paura. A sostegno di questa teoria il mancato sollevamento del labbro superiore durante le risate, secondo gli studiosi un segnale di sottomissione.

Sorrisi, pensieri ed espressioni

Questa ricerca evidenzierebbe come il sorriso negli scimpanzé sia il risultato di un momento positivo, magari di gioco e divertimento. Mentre la risata potrebbe essere la conseguenza di un’interazione sociale, come accade per l’uomo stesso. Negli anni sono emersi molti altri fattori di affinità: la capacità degli scimpanzé di meditare e di sviluppare alcune attitudini. Ma anche la possibilità di apprendere l’arte della cucina e della preparazione delle pietanze, in natura avrebbero mostrato più volte di saper usufruire della presenza del fuoco per la cottura dei cibi. Comprendendo così i benefici di un alimento cotto, perché più morbido e facile da digerire. Non solo, gli scimpanzé sarebbero in grado di osservare attentamente la strada prima di attraversarla con coscienza e consapevolezza. Questo tipo di comportamento sarebbe stato intercettato in un branco di casa presso il Kibale National Park in Uganda. Il gruppo avrebbe imparato la pericolosità delle auto che sfrecciano all’interno del parco, per questo la scelta di transitare risulterebbe meditata e più accorta. L’incredibile somiglianza comportamentale con l’uomo avrebbe spronato l’opinione pubblica a richiedere una maggiore tutela nei loro confronti, invocando maggiore rispetto sensibilizzando per una vita lontana da gabbie, test e reclusione.

1 luglio 2015
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