La deforestazione è un’imposizione che impatta negativamente sull’ambiente e sui suoi abitanti, creando squilibri pesanti in natura. Sono consapevoli di questo terribile pericolo una razza di scimmie basiliane note come Uistitì dai pennacchi bianchi (Callithrix jacchus), ormai impossibilitata a trovare il nutrimento per il sostentamento quotidiano. Queste particolari scimmie amano molto la frutta e gli insetti, di cui sono ghiotte. Ma il disboscamento che da decenni sta stravolgendo la fisionomia della foresta costiera dello stato di Pernambuco, nel nordest del Brasile, ha ridotto il loro habitat in un compendio di poche aree verdi.

Con il tempo le scimmie dai pennacchi bianchi hanno dovuto adattare le loro esigenze alimentari alle sole proposte concesse dalla deforestazione, ovvero la resina del Tapirira guianensis, una pianta della famiglia degli anacardi. Il prodotto è di scarso interesse commerciale, oltre che poco energetico, ma è l’unico disponibile in buone quantità. Secondo gli studiosi della condizione dei Callithrix jacchus, questo tipo di cibo è altamente indigesto, ma è il solo a cui possono attingere senza problemi. Herbert Pinheiro e Antonio Mendes Pontes, della Universidade Federal de Pernambuco, hanno seguito l’evoluzione alimentare di queste scimmie, che trascorrono il 97% del tempo dedicato al pasto cercando costantemente resina nella corteccia delle piante.

Un lavoro piuttosto complesso a cui segue una digestione pesante ed elaborata, pari a un terzo della giornata dedicato a smaltire il cibo pesante. Tralasciando perciò attività più importanti e rilassanti, quali la conoscenza reciproca, il corteggiamento ma anche la pratica del grooming, cioè il tempo dedicato alla pulizia reciproca o spulciamento. In uno spazio così vasto ma scarsamente ricco di vegetazione la sopravvivenza è complicata, per la mancanza di alternative alimentari. La sopravvivenza della Tapirira guianensis è da considerarsi come unica fonte di sostentamento, anche a fronte di un numero di predatori molto esiguo. L’imposizione dell’uomo su questa razza di scimmie particolarmente adattabili è un segnale molto allarmante sulle reali condizioni di salute del pianeta Terra.

9 settembre 2015
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