Il film è da poco approdato nelle sale statunitensi e si appresta a conquistare anche l’estate italiana, con uno dei personaggi più amati targati Disney. “Alla ricerca di Dory”, sequel del blockbuster mondiale “Alla ricerca di Nemo”, vedrà come protagonista la simpaticissima, e altrettanto sbadata, pesciolina dalle pinne blu. E mentre l’esemplare azzurro si appresta a nuotare sul grande schermo, una buona notizia giunge dalla scienza: i ricercatori, infatti, sono riusciti a far riprodurre questa specie anche in cattività.

Grande preoccupazione aveva avvolto, fra gli esperti di biologia marina, l’arrivo di un nuovo capitolo Disney dedicato alle creature del mare. Ai tempi di Nemo, infatti, furono moltissime le richieste, da grandi e piccini, di un esemplare di pesce pagliaccio da accudire in un apposito acquario. Ma mentre per questo esemplare l’accudimento domestico è possibile, per il pesce chirurgo – quello rappresentato dalla protagonista Dory – si ipotizzava uno scenario abbastanza infausto. Questa specie non si riproduce in cattività, infatti, quindi si è temuto che l’eventuale richiesta da parte del pubblico potesse alimentarne il commercio illegale, con metodi che avrebbero potuto non solo alterare la biodiversità marina, ma anche distruggere la barriera corralina oceanica, dove questo pesce di solito vive. Sono quindi stati lanciati numerosi appelli, per spiegare agli spettatori come ospitare questa specie in acquario fosse impossibile, con una sensibilizzazione a tutto campo soprattutto negli Stati Uniti.

Sebbene il pesce chirurgo non sia un esemplare in via d’estinzione, e non di rado venga ospitato in acquario, l’impossibilità di una riproduzione in cattività ha alimentato negli anni una corsa alla cattura negli habitat naturali. Dalle Filippine all’Australia, dall’Africa all’Indonesia, la crescita della richiesta ha rischiato di danneggiare l’ecosistema marino, anche perché per pescare questi pesci, spesso si ricorre ad attività illecite come lo stordimento a dosi basse di cianuro.

Dopo quattro anni di ricerche, gli studiosi dell’Università della Florida e del Tropical Aquacultur Lab sono tuttavia riusciti, lo scorso 4 luglio, a far nascere 27 esemplari di pesce chirurgo da 50.000 uova. Un risultato importante, che permetterà presto di affinare le tecniche per un allevamento in cattività, per rispondere così alla domanda senza depauperare le risorse marine.

29 luglio 2016
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