Essere vegani significa anche scegliere le giuste scarpe vegan friendly. La filosofia vegan non ha infatti a che vedere solo con il cibo, ma anche e soprattutto con l’abbigliamento: ci sono capi da evitare, come le pellicce, le giacche in pelle e soprattutto le scarpe in cuoio. La scelta di materiali cruelty-free governa il settore calzaturiero e l’abbigliamento vegan: si prediligono tessuti e rifiniture che non abbiamo origine animale o non abbiano provocato sofferenza agli esseri viventi, anche indiretta. Ecco qualche consiglio per sceglierle e per comprendere.

I materiali e la pelle ecologica

Cotone

Cotton boll on cotton fabric surface via Shutterstock

Le scarpe cruelty free si possono avvalere di gomma, cotone, canapa e di qualsiasi altra fibra vegetale. Tra i vari materiali c’è anche la lorica, un tessuto sintetico dall’apparenza e dalla qualità simile alla pelle. Il ricorso a pelle sintetica vede però reazioni contrastanti all’interno dell’universo vegan: secondo alcuni, dato il rimando simbolico agli animali, sarebbe comunque da rifiutare. In effetti la derivazione della parola stessa proviene dal termine latino, lorum, con cui si indicavano le strisce di cuoio. Si tratta però di un tessuto hi-tech traspirante, realizzato attraverso la sintesi di polimeri e microfibre non tessute, quindi del tutto compatibili con la filosofia veg. Accanto alla lorica esistono anche altri tipi di pelle vegetale, al momento in fase di studio e non sempre disponibili al grande pubblico.

Tra le tipologie di scarpe più sicure ci sono le sneaker, a meno che non presentino particolari imbottiture. Inoltre le espadrillas, solitamente in corda, gomma e cotone, e alcuni tipi di sabot, come quelli ultimamente di moda in spiaggia. Spesso vegan anche ballerine o scarpe per donna da borsetta, ma anche i moonboot, purché l’imbottitura sia in pelliccia sintetica o filato in lana e che il rivestimento interno sia in stoffa o tessuto tecnico. Gli infradito da mare, invece, sono da controllare accuratamente.

Impatto sull’ambiente

Fabbricazione scarpe

Shoe factory via Shutterstock

Alcuni produttori stanno prestando grande attenzione nei confronti di scarpe che non solo siano amiche degli animali, ma anche dell’ambiente. Si rilevano, ad esempio, iniziative per calzature biodegradabili, che possano essere inserite in compostiera terminato il loro ciclo di vita. Una simile consapevolezza rispetto alla sostenibilità ambientale non è però sempre così diffusa: la gran parte dei produttori ricorre a suole in gomma e inserti in plastica che, per quanto cruelty free, hanno uno scarso potenziale di riciclo così di corretto smaltimento. Inoltre, bisognerebbe sempre informarsi sulle politiche green ed etiche del calzaturificio di riferimento: la tipologia di coltivazione da cui il tessuto deriva, per evitare il depauperamento del territorio e il consumo indebito di acqua, le modalità di smaltimento dei rifiuti industriali, l’eventuale ricorso a coloranti naturali, il possibile sfruttamento di popolazioni dei paesi emergenti o impianti di produzione in nazioni dove i regolamenti antinquinamento sono più laschi. Le aziende davvero attente producono certificazioni di trasparenza per il cliente e, di solito, riportano queste informazioni sulle confezioni.

Come sceglierle

Vera pelle

100 % real leather label close up over white via Shutterstock

Vi sono alcuni consigli che possono aiutare nella scelta di una scarpa cruelty free. Il consiglio più importante è quello di controllare le etichette sulle confezioni, tutte dotate di un’apposito sistema a simboli:

  • La pelle e il cuoio sono indicati con un simbolo simile al tassello di un puzzle, nient’altro che la rappresentazione di una pelle di animale distesa. Può avere anche cerchi o altri elementi al proprio interno;
  • La rappresentazione di un intreccio di linee parallele e perpendicolari indica sempre il ricorso a fibre naturali o sintetiche;
  • Il rombo sottolinea la presenza di “altri materiali”: dove non diversamente indicato, possono provenire anche da un animale.

Vi sono poi delle indicazioni di buon senso che potrebbero tornare utili:

  • Controllare il low cost: sebbene pelle e pellicce siano normalmente costose, non è da escludersi la loro applicazione nei prodotti a basso costo. Le imbottiture potrebbero provenire ad esempio da volatili, come le piume d’oca, o da ovini e conigli, come la classica lana o la lana d’angora. Eventuali rivestimenti in pelo, inoltre, potrebbero non essere sintetici: non troppo lontano nel tempo lo scandalo del ricorso a pellicce di animali d’affezione presso alcuni impianti di produzione asiatici. Bisogna quindi cercare di comprendere quali siano le aziende che producono calzature cruelty free, verificando online repertori, siti di e-commerce e politiche di trasparenza dell’azienda prescelta;
  • Verificare il taglio della pelliccia: qualora si opti per la scarpa con fodera in pelliccia, si vagli al meglio il taglio. La vera pelliccia utilizzata nelle calzature presenta dei tagli che la fanno apparire multisfaccettata, mentre quella sintetica ha sempre un aspetto maggiormente uniforme;
  • Elementi non tangibili: non basta scegliere una scarpa in cotone, canapa e gomma per essere completamente cruelty-free, serve conoscere anche i processi produttivi. Vi potrebbe essere l’uso di colle e coloranti di origine animale, così come estratti della caseina, soprattutto quando si ha a che fare con gomma e latex;
  • Marchi sicuri: esistono online molti e-shop di calzature interamente vegan, come Vegetarian Shoes, che offre un’ampia gamma di prodotti estivi e invernali, per uomo e per donna. Ampiamente a favore degli animali è lo statunitense Mooshoes, azienda che si occupa anche di altre tematiche inerenti l’animalismo. Tante anche le realtà italiane, per sottolineare quanto sullo stivale il settore della calzatura veg sia importante. Tra queste Le Scarpe di Linus, con altri accessori vegan magari da abbinare alle scarpe, DiRomeo, e Noah, che basa la produzione sull’utilizzo della microfibra.

23 giugno 2014
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