Non solo cipolla e aglio, in cucina vi è anche lo scalogno. Dalle proprietà nutrizionali e dagli usi simili ai due ortaggi affini, quali sono però le modalità per coltivarlo in orto oppure in vaso?

Versatile e mediamente facile da coltivare, perché ben si adatta ai climi più differenziati, lo scalogno è una soluzione alternativa alla cipolla, i cui usi praticamente si sovrappongono. Sfruttato in particolare per i soffritti, ha un sapore intenso, ma non per questo poco raffinato. Di seguito, qualche indicazione utile all’autoproduzione.

Cosa sapere prima di coltivare lo scalogno

L’Allium ascalonicum è una pianta appartenente alle Liliaceae, oppure delle Amaryllidaceae secondo la classificazione APG. Originario dall’Asia centrale, dove cresce tutt’oggi anche nello stato selvatico, è giunto nel Vecchio Continente secoli fa, grazie ai primi commerci delle aree del Mediterraneo con la lontana India. Il nome deriverebbe dal porto di Ascalona, una località un tempo situata nell’odierno Israele, a nord di Gaza: pare che il suo commercio, infatti, passasse regolarmente per questo punto d’approdo. La pianta si caratterizza per un altezza contenuta, di circa una trentina di centimetri, con foglie cilindriche. Alcune varietà formano anche delle inflorescenze a ombrello, quindi dei piccoli semi neri, ma per il consumo alimentare la parte interessante è il bulbo. Simile alla cipolla, è però composito, più allungato, e da un peso leggermente inferiore, di solito dai 5 ai 15 grammi. A seconda della varietà, il rivestimento esterno potrà essere verde, violaceo, marrone, rosso, giallo, grigio o addirittura bianco.

Tutte le varietà di scalogno seguono, in linea di massima, le medesime pratiche colturali. La pianta si distingue per una buona versatilità, capace di garantire un ottimo raccolto nelle più disparate condizioni atmosferiche, nonché nei tipi più diversi di terreno. Proprio in merito al clima, la coltivazione può essere sia primaverile che autunnale, quando si hanno temperature miti, non torride né eccessivamente fredde, tra i 10 e i 25 gradi. L’esposizione è diretta al sole, anche se nelle stagioni più piovose o colpite da fenomeni particolarmente intensi come la grandine, potrà essere utile predisporre dei blandi ripari.

Il terreno ideale è morbido, sabbioso e altamente drenante, anche se la pianta si adatta facilmente alle condizioni più variegate, fatta eccezione per i fondi d’argilla o i terreni melmosi e paludosi. Per assicurare una buona crescita, però, è consigliato migliorare le capacità nutritive del terriccio d’approdo con una blanda fertilizzazione, sia con concime organico che con il classico compost.

Le necessità d’acqua variano a seconda del periodo dell’anno, nonché della zona di coltivazione. Nella fase di prima crescita è consigliato annaffiare i germogli quotidianamente, senza però esagerare con le quantità: è sufficiente che il terreno sia lievemente inumidito. Raggiunti i 10-15 centimetri, fatta eccezione per le località eccessivamente torride, l’apporto d’acqua può essere progressivamente scalato a 2-3 giorni. L’indicazione sarà sempre quella del suolo: non dovrà mai apparire arido o secco, ma nemmeno troppo umido.

Il raccolto avviene dalle tre alle quattro settimane dalla messa in dimora nel vaso o nell’orto, facendo sempre riferimento alla lunghezza raggiunta dalle parti esterne. In linea generale, si possono prendere circa 20 centimetri come punto di riferimento. Questa fase avviene per estirpazione, ovvero rimuovendo il bulbo dal terreno stesso.

Coltivazione in orto e in vaso

Lo scalogno può essere facilmente coltivato sia in orto che in vaso, data la sua alta adattabilità. L’operazione può essere effettuata a partire dai semi, seppur molto rara, oppure direttamente dai bulbi o dagli scarti della pianta.

La predisposizione del vaso è mediamente importante: sebbene lo scalogno si adatti ai più svariati terreni, è necessario favorire il deflusso dell’acqua per evitare ristagni. Per questo, indicato sarà predisporre sul fondo un letto di ghiaia e cocci, affinché l’acqua scorra più facilmente all’esterno. Si riempie quindi con terreno morbido, mescolato a sabbia e anche a compost.

Considerando quella dei bulbi la modalità più rapida ed efficiente per coltivare l’ortaggio, bisognerà praticare nel terreno dei fori di 2-3 centimetri di profondità, inserire un esemplare per buca, quindi coprire con uno strato di terriccio morbido leggermente inumidito. In giardino ogni pianta dovrà essere distanziata di una ventina di centimetri, mentre in vaso questa distanza può essere ridotta, cercando però di non scendere sotto ai 10-15 centimetri.

Tra le pratiche di manutenzione ciclica richieste, la pacciamatura del terreno nei mesi più freddi dell’anno, la rimozione di erbacce nel vaso e nell’orto, nonché la verifica dell’assenza di parassiti, insetti o dell’azione dei piccoli roditori selvatici.

24 maggio 2015
I vostri commenti
Alfredo Stomeo, martedì 4 ottobre 2016 alle21:35 ha scritto: rispondi »

E possibile che solo 3 settimane dopo dalla messa in dimora si possa già raccogliere lo scalogno?

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