Oggi al via la demolizione dell’ecomostro di fronte alla Scala dei Turchi. Il piccolo angolo di paradiso siciliano comincia quel processo di ritorno al precedente splendore grazie all’abbattimento dell’ennesimo esempio di abusivismo sulle coste italiane. Molta la soddisfazione espressa da Legambiente, che si augura un simile trattamento anche per gli altri scheletri di cemento che deturpano il patrimonio costiero nazionale.

>>Leggi le sentenze definitive sull’ecomostro di Scala dei Turchi

Le ruspe sono entrate in azione all’alba a Realmonte, attaccando i primi livelli della struttura abusiva realizzata davanti alla splendida parete bianca di Scala dei Turchi. Un piccolo passo in avanti per la Sicilia, ma dal valore simbolico indiscutibile secondo il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:

L’Italia fa un piccolo passo dal grande valore simbolico verso la riconquista della bellezza. Siamo un paese dalle grandi e insostenibili contraddizioni, siamo il paese con il più alto tasso di abusivismo in Europa, ma facciamo una grande fatica a vedere abusi abbattuti. Qui ci sono voluti 24 anni! Anche per questo alla fine della passata legislatura abbiamo proposto un DdL sull’abusivismo presentato alla Camera (Realacci, Granata) e al Senato (Della Seta, Ferrante), per rendere più semplice ed efficace l’abbattimento degli abusi. Quel DdL va ripresentato urgentemente, soprattutto ora che al Senato qualcuno parla di nuovi condoni.

Lotta contro lo scempio di Scala dei Turchi cominciata già nei primi anni ’90, quando Legambiente ha dato il via alle sue battaglie per cancellare anni di abusivismo selvaggio. Come spiega il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana:

La demolizione di Scala dei Turchi è molto importante perché è rappresentativa di un cambiamento culturale in corso in Sicilia. Non si arriva a questa demolizione semplicemente perché si è concluso un contenzioso amministrativo, ma soprattutto perché è cambiato l’atteggiamento della Procura e del Comune. Alcune Procure hanno cominciato a diffidare i Comuni che non demoliscono e sempre più sindaci puntano a valorizzare il proprio territorio recuperandone o salvaguardandone la bellezza. Una vittoria che premia la lunga battaglia iniziata da Legambiente nei primi anni ’90, per riuscire a bloccare questo ecomostro.

6 giugno 2013
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Carlo Foderà, venerdì 7 giugno 2013 alle9:10 ha scritto: rispondi »

Non vorrei che attraverso esempi come questo ci si metta la coscienza a posto rispetto a un fenomeno deprecabile e molto diffuso lungo le coste italiane, ed in particolare nel meridione d'Italia. Mi auguro che, al più presto, in Sicilia si apra il dibattito su come intervenire a risanare la costa dell'isola, senza preconcetti e senza ipocrisie. Consapevoli di un fatto che se il fenomeno dell'abusivismo costiero si è potuto verificare, e di queste dimensioni, la colpa non è soltanto di chi ha costruito abusivamente ma, soprattutto, di quanti a diverso titolo avrebbero dovuto impedirlo. E poi cosa dire delle tanti leggi regionali, soprattutto la L.R. n. 17 del 1994 che prevedeva la decadenza dei sindaci inadempienti e pesanti sanzioni sui funzionari inadempienti. Vi risulta sia mai stata applicata ???? Fiduciosi nel cambiamento di atteggiamento, rispetto al deprecabile fenomeno, speriamo di riuscire con il contributo di noi tutti a far diventare un problema in una grande opportunità occupazionale. Per il Club di Trapani degli Amici della Terra Carlo Foderà

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