Dopo quasi un mese di analisi della vicenda, il Consiglio di Stato ha sbloccato l’iter per la conversione a carbone della centrale elettrica ENEL di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Non è una vera e propria autorizzazione a procedere con i lavori, ma piuttosto l’ok a far tornare in Commissione VIA-VAS il progetto.

Il vecchio decreto VIA, infatti, era stato annullato perché basato su una legge regionale “ad centralem” voluta dal governatore del Veneto Luca Zaia con la quale si modificava la legge istitutiva del Parco nazionale del Delta del Po che, a sua volta, impediva l’impianto di centrali elettriche a carbone nei confini dell’area protetta. Secondo il Consiglio di Stato, però, la procedura è corretta e la Commissione VIA-VAS può nuovamente esprimersi.

A questo punto l’unico che può bloccare l’impianto è il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Una bella patata bollente per Clini, già da molti accusato di essere troppo tenero con la grande industria e con i big dell’energia termoelettrica. Non sono mancate le reazioni alla decisione del Consiglio di Stato. Tutti si affrettano ad attribuirsi la vittoria. ad esempio lo stesso Zaia:

Una sentenza che premia la nostra decisione di modificare la legislazione regionale per superare i vincoli esistenti e che rilancia così il progetto di riconversione della centrale. Mi auguro che ora anche i più titubanti, per usare un eufemismo, tra quanti, sia politici sia tecnici, ritenevano inadeguata e inefficace l’azione della Regione del Veneto, non solo si ravvedano, ma soprattutto contribuiscano a svolgere un’azione di pungolo nei confronti del Governo e in particolare del Ministero dell’Ambiente, affinchÈ il procedimento di VIA (Valutazione impatto ambientale) si completi il più presto possibile e l’Enel avvii con sollecitudine i lavori per la realizzazione di un’opera pubblica che rappresenta per il Veneto e per il Polesine in particolare, un’occasione di sviluppo irrinunciabile.

Vittoria anche per i sindacati, che avevano chiesto lo sblocco della centrale fin sotto le finestre del Consiglio di Stato. Festeggia la Cisl, il cui segretario generale Raffaele Bonanni ha dichiarato alla stampa:

La Cisl ha fatto una battaglia pubblica trasparente e senza tentennamenti per difendere la riconversione della centrale Enel di Porto Tolle. Si tratta di un’opera fondamentale sia dal punto di vista energetico e ambientale, con un abbattimento del 50% delle emissioni, sia per lo sviluppo economico della zona. Ma ora il ministero dell’Ambiente non ha alcun alibi: deve riattivare subito l’iter autorizzativo. Chi parla di un anno per il nuovo decreto vuole soltanto ritardare il procedimento e bloccare nuovamente il progetto di Porto Tolle.

Festeggia, e “mette i puntini sulle i” riguardo ai tempi, il comitato dei lavoratori di Porto Tolle:

Per arrivare alla nuova e definitiva autorizzazione dell’impianto chiediamo il rispetto dei tempi previsti dalle normative: 180 giorni

Tra i contrari, invece, c’è sconforto. Tante le voci critiche nei confronti del Consiglio di Stato, come quella dell’APER. L’Associazione dei Produttori di Energia Rinnovabile affida a Twitter il suo laconico commento:

Fonti: ASCA, Il Gazzettino

20 giugno 2012
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