Il voto finale per il decreto Sblocca Italia è stato dato questa mattina ed è stato favorevole. Già il 23 ottobre a Montecitorio, aveva incassato la fiducia dalla Camera. Apporterà molti cambiamenti che riguardano il settore dell’energia, con un approccio di promozione nei confronti dell’energia termica, dello sfruttamento del gas naturale, anche proveniente dall’estero e delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Molto limitate sono invece le correzioni che dovrebbero allentare la stretta sugli incentivi al fotovoltaico.

Nello specifico l’energia termica sarà favorita e con essa anche gli interventi di efficienza energetica su piccola scala. Sono previsti dall’Art.22 dei contribuiti ai quali sarà possibile accedere anche per via telematica, da parte di soggetti dell’edilizia popolare e delle cooperative di abitanti.

Per quanto riguarda lo Spalma Incentivi, nell’Art.22 bis vengono esclusi dalla riduzione annua degli incentivi, gli impianti che fanno capo a scuole o enti locali. Vengono inoltre liberate dal Patto di Stabilità, in base all’Art.36, le spese regionali per progetti volti a migliorare l’occupazione e l’ambiente e promuovere attività economiche e sviluppo industriale.

In tema di emissioni, stando all’Art. 39 vengono modificati i criteri per accedere agli incentivi relativi all’acquisto di veicoli a basse emissioni e cambiano le definizioni di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti. I temi più caldi riguardano però gli art. 37 e 38. Il 37 modifica la normativa che regolamenta le infrastrutture di gas naturale (gasdotti per l’importazione, terminali di rigassificazione di GNL, stoccaggi di gas naturale e rete nazionale di trasporto). Il 38 è anche chiamato lo “Sblocca Trivelle“.

Anche se infatti fa espresso divieto relativamente alla tecnica del fracking, dà il via libera ad attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, che definisce “di interesse strategico, di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”.

Di fatto prevede una concessione unica per ricerca e coltivazione di gas e petrolio, contro ciò che dice l’Unione Europea in tema di autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Trasforma inoltre gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico, derivante proprio da queste attività, in “progetti sperimentali di coltivazione” e va contro la tutela dell’ambiente e della biodiversità, sostenute dalle direttive 2013/30/UE e 2014/52/UE.

Ecco perché stamattina gli attivisti di Greenpeace, in rappresentanza di tutto il movimento ambientalista, hanno fatto un blitz alla Camera dei Deputati, cercando di aprire uno striscione con scritto: “no trivelle, sì rinnovabili”. Sono stati bloccati, ma la loro azione non si ferma. Continuano a ribadire che enormi danni potrebbero essere causati per delle riserve che servirebbero al fabbisogno nazionale per soli 13 mesi. Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare per Greenpeace Italia, ha dichiarato:

Il presidente Renzi e la sua maggioranza non vogliono ascoltare i cittadini che da mesi si stanno opponendo a questa folle politica fossile.

È lo stesso messaggio che abbiamo ripetuto negli ultimi mesi con il tour della nostra nave Rainbow Warrior. Nessuno potrà più dire di ignorare qual è il volere della popolazione sulle trivellazioni.

L’opposizione però non è solo da parte degli ambientalisti, moltissimi Comuni e diverse Regioni hanno aderito. La Regione Abruzzo sta cercando l’appoggio di altre Regioni per ricorrere alla Corte Costituzionale contro questo decreto.

La speranza è che ci sia ancora la possibilità di rivere quella che non è solo una legge, ma una precisa scelta energetica a livello nazionale. Un provvedimento che se da una parte potrebbe portare dei temporanei vantaggi economici, dall’altra rischia di compromettere le risorse più preziose del notro Paese, le sole davvero in grado di far superare il difficile momento di crisi seguendo una direzione sostenibile e soprattutto in accordo con il volere della popolazione. Altrimenti, come ribadisce Giorgia Monti:

A pagare le conseguenze di queste scelte, in termini ambientali ma anche economici e di occupazione saranno, ancora una volta, i cittadini.

30 ottobre 2014
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