Santuario dei Cetacei: Greenpeace protesta in Liguria e Toscana

Il Santuario dei Cetacei è ancora minacciato. Greenpeace lo denuncia da almeno un anno ed un mesetto fa era tornata alla carica. Di fronte al silenzio ed all’indifferenza istituzionali seguiti alle critiche, l’associazione ha deciso che era arrivato il momento di iniziare con forme di pressione diverse e più spettacolari.

Stamattina, presso il palazzo della regione Liguria a Genova, i militanti hanno fatto irruzione reggendo uno striscione inequivocabile:

Santuario inquinato: ora basta!

Dopo di ché si sono posizionati all’ingresso dell’edificio, incatenandosi provocatoriamente a dei bidoni con su scritto “danger”. Nel mentre, altri attivisti travestiti da balena giravano attorno reggendo un cartello con scritto “Cerco casa”.

Qualcosa di estremamente simile è successo anche a Firenze, di fronte la Regione Toscana. Infatti, Liguria e Toscana sono considerate corresponsabili di inquinamento dei loro mari con sostanze chimiche pericolose, come dimostrato dal dossier denominato Veleni a Galla:

Oggi Greenpeace presenta il rapporto: “Veleni a galla. Fonti inquinanti nel Santuario dei Cetacei” e denuncia con nuovi dati la contaminazione da sostanze chimiche pericolose delle coste liguri e toscane.

Oltre il 50 per cento dei campioni esaminati è risultato positivo ai test di laboratorio. Tra le sostanze rinvenute, pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente: metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti organici volatili. Critica la situazione in Liguria, con valori accertati oltre i limiti in quattro delle cinque fonti inquinanti (hot spot) testate. Presso l’acciaieria Ilva di Genova, ad esempio, cadmio e zinco superano la soglia di riferimento così come il triclorometano e il tetracloroetilene, due composti organici cancerogeni. Anche in Toscana i dati non sono positivi.

Insomma, è finito il tempo delle chiacchiere ed i nomi dei responsabili devono venire a fuori, insieme a delle soluzioni tempestive ed efficaci. Greenpeace ha dato un ultimatum – scadente a giugno – ai Presidenti di Regione, Burlando e Rossi, affinché si decidano di seguire per tempo i loro consigli:

Se Liguria, Toscana e Sardegna vogliono davvero tutelare il Santuario, devono smetterla di rimpallare la responsabilità al Ministero dell’Ambiente e impegnarsi subito a definire entro giugno 2012 piani di monitoraggio e misure restrittive per mitigare e, laddove possibile, eliminare le cause principali di degrado, come l’inquinamento. Altrimenti dovremo pensare che non sono interessate a proteggere le balene, né la salute e l’economia dei propri cittadini

12 ottobre 2011
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