Sant’Antonio Abate è storicamente considerato il fondatore del monachesimo cristiano, ovvero uno stile di vita più essenziale, fatto di rinunce materiali in favore di un’esistenza maggiormente spirituale. Il santo, di origini egiziane, è anche il primo degli abati, ovvero creatore di una realtà monastica costituita solitamente da un minimo di dodici unità all’interno di un monastero. Grazie a lui hanno preso il via le realtà dei monaci con le varie diversificazioni per famiglie, con la presenza di un capo o padre spirituale noto come Abbà. È conosciuto anche come Sant’Antonio del purcell, Sant’Antonio il Grande, Sant’Antonio d’Egitto, Sant’Antonio del Fuoco, Sant’Antonio del Deserto e Sant’Antonio l’Anacoreta. Si festeggia di il 17 gennaio per la chiesa cattolica e luterana, mentre la chiesa ortodossa lo celebra il 31 dello stesso mese

È nato a Coma nel 251, da una famiglia piuttosto benestante, impiegata nell’agricoltura. Ma la dipartita dei genitori in giovane età l’ha costretto, appena ventenne, a riordinare la propria esistenza. Con un’attività da gestire, un patrimonio da coordinare e una sorella più piccola da accudire, ha preso in mano le redini della situazione preferendo però un percorso più essenziale e spirituale. Dopo aver affidato la sorella a una comunità femminile, donando tutto ai poveri, si è immerso in un’esistenza solitaria e di sola preghiera.

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Tra dubbi e scelte più radicali, Sant’Antonio ha condotto una vita di quasi totale povertà, rifuggendo tentazioni fisiche e materiali, scegliendo luoghi ritirati e poco accessibili come grotte e fortini, nutrendosi della carità della gente che lo seguiva ma scappando dal demonio. Con il tempo si è dedicato alle guarigioni e alla liberazione dal demonio: i seguaci hanno creato due comunità differenti vivendo sempre in povertà e conducendo un’esistenza ritirata dedita alla preghiera. La corrente creata dal santo, l’anacoretismo, è la rappresentazione delle sue scelte. L’uomo morì ultracentenario, dopo aver scansato persecuzioni e tentazioni.

Sant’Antonio Abate e gli animali

Le rappresentazioni iconografiche del santo lo vedono quasi sempre anziano con barba bianca, in contemplazioni o in viaggio sorretto da un bastone. Spesso in balìa del demonio ma di sovente accanto ad animali domestici. Sant’Antonio Abate svolge il ruolo di protettore di questi esemplari, perciò nei dipinti è spesso affiancato da un maiale con una campanella legata al collo. Con San Francesco condivide il ruolo di protettore degli animali, ma anche dei contadini, dei macellai e dei salumai, anche se il santo di Assisi tutela tutti gli esemplari di Madre Natura.

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Alla celebrazione di Sant’Antonio Abate, che come anticipato si festeggia il 17 gennaio, è legata la benedizione delle stalle. Secondo un’antica tradizione veneta, durante la festività gli animali acquisirebbero la facoltà di parlare e discutere, caratteristica che permetteva l’allontanamento degli allevatori dalle stalle. Ascoltare gli animali parlare garantiva un pessimo presagio. Sempre il 17 di gennaio, per celebrare il santo, in moltissime regioni si accendono falò e pire. Tradizioni antiche legate alla coltivazione, ma anche al risveglio della natura, utili a propiziare l’arrivo della bella stagione e di un raccolto rigoglioso.

2 maggio 2017
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