Ha cercato disperatamente l’aiuto dell’uomo per liberarsi da una lancia, conficcata suo malgrado nel capo. È questa la storia di uno degli elefanti più anziani ospitati in un parco nazionale del Kenya, il quale è stato soccorso nelle scorse settimane da un’equipe di veterinari esperti e, fortunatamente, riportato in piena salute. Questa volta, però, pare che le ferite non derivino da un incontro ravvicinato con un bracconiere, bensì da un attacco perpetrato dagli abitanti di un vicino villaggio.

Tim, un elefante di 47 anni, ha raggiunto autonomamente un gruppo di conservazionisti presso l’Amboseli National Park, un parco nazionale del Kenya. L’animale in difficoltà, già curato nel 2014 dallo stesso gruppo di veterinari per una ferita infetta, deve aver quindi ricordato il supporto e l’amore ricevuto in passato e, così, si è voluto dirigere verso un porto sicuro per vincere la sua condizione di sofferenza. Il pachiderma, infatti, mostrava una lunga lancia conficcata nel capo, quest’ultima dalla punta avvelenata.

Subito soccorso e portato al sicuro, l’elefante è giunto al centro in piena notte, per poi essere sedato il mattino successivo per agevolare le operazioni di rimozione della lancia avvelenata. Fortunatamente, la ferita si è dimostrata molto meno profonda e infetta rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, un fatto che ha permesso a Tim di rimettersi subito in forma. Solo poche ore d’attesa in più e, forse, il pachiderma si sarebbe dovuto confrontare con una situazione decisamente più drammatica, tanto da minacciarne la sussistenza. Così ha spiegato il conservazionista David Bates, il quale ha allertato le autorità del Kenya Wildlife Service:

Ero emozionato nel vederlo. Ma quando ci siamo avvicinati, abbiamo capito come qualcosa non andasse. Infilzata nel suo capo vi era una lancia e sulla sua fronte vi era una ferita sanguinante. Sembra sia stato colpito con una grande roccia.

Come già accennato, la spiacevole vicenda subita dall’elefante non sembra essere connessa alle attività di bracconaggio, bensì all’azione degli agricoltori dei parchi vicini. Non capiterebbe di rado, infatti, che i contadini rurali attacchino i pachidermi, questi ultimi responsabili della distruzione di campi coltivati e raccolti.

4 luglio 2016
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