Dopo una lunga vita di lavoro e fatica, per l’elefante Sao Noi l’ingresso dello staff del Boon Lott’s Elephant Sanctuary (BLES) presso la sua dimora deve aver acceso una fiammella di speranza. Osservare il recupero della collega e amica Sontaya ha di certo scatenato nel suo cuore un impeto di gioia improvvisa, in particolare vederla salire sul camion della salvezza, circondata da attenzioni e cibo. Ma nonostante le tante possibilità di recupero, l’elefante femmina è rimasta presso la casa dei suoi proprietari, che non hanno voluto lasciarla libera di seguire un nuovo percorso di vita. Nessuna svolta positiva nell’esistenza del povero pachiderma, costretto – come la collega – a trasportare turisti durante le vacanze in Thailandia.

Ma la rinascita di Sontaya, il cambiamento del suo corpo e del suo animo spezzato da anni di costrizioni, ha convinto i suoi ex proprietari. I quali, in un momento di consapevolezza, hanno deciso di affidare anche Sao Noi alle cure del santuario BLES. E così lo staff della struttura si è rimesso in marcia e, dopo un lungo viaggio, si è ripresentato al campo. Dopo aver attraversato lo spazio di quella che è stata la sua casa per troppi anni, Sao Noi è salita sul camion, protetta da alcuni bastoni imbottiti di stoffa per impedire urti durante il viaggio. L’esemplare è apparso magro ed emaciato, ma anche calmo, ed è stato coperto con un telo realizzato appositamente per proteggerne il corpo dal freddo e dalla pioggia.

Dopo trenta ore di percorso ha finalmente raggiunto la sua nuova casa, a Sukhothai in Thailandia, dove ha trovato ad accoglierla lo staff del rifugio, un riparo asciutto e un’enorme composizione di frutta fresca. Nonostante la stanchezza è apparsa felice e per la prima volta libera, in attesa del momento in cui potrà ricongiungersi con Sontaya. Il destino di questi elefanti è spesso segnato da un percorso di formazione noto come “elephant crushing“, o training crush, un insieme di metodi di domesticazione messi in atto per ridimensionare l’indole di questi animali selvaggi. Spesso con restrizioni fisiche, rinforzi negativi, punizioni corporali atte a spezzare il loro animo e la loro indole naturale, per poi sottometterli al trasporto dei turisti e all’intrattenimento.

2 giugno 2016
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