Salmonella: sintomi, contagio e cura

La salmonella è un genere di batteri che appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Dal punto di vista morfologico si tratta di bastoncelli, ossia batteri dalla forma tipicamente allungata e negativi alla colorazione gram (GRAM-). Sono batteri mobili, dotati di flagelli.
Il termine salmonella è stato coniato in onore dello scopritore, Daniel Salmon, il quale ha isolato il microrganismo Salmonella Choleraesuis durante le sue ricerche sui suini.

Al genere salmonella appartengono numerosi batteri ad habitat intestinale, ossia in grado di colonizzare l’intestino di animali domestici, selvatici e anche degli essere umani. La loro presenza viene di frequente rilevata anche in molti alimenti come carne di pollo, suino e uova.

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Salmonella, tuttavia, è anche il termine che viene impiegato per definire l’infezione provocata da questi batteri. La malattia stessa non è unica e se ne distinguono almeno due diverse tipologie:

  • le forme tifoidee, causate ad esempio dalla Salmonella typhi e paratyphi, responsabili soprattutto di febbre tifoide e enterica;
  • e le forme non tifoidee, causate dalle “salmonelle minori” come ad esempio la Salmonella enteritidis, che causa soprattutto sintomi di natura gastroenterica.

In entrambi i casi, la causa dell’infezione è l’ingestione di un alimento contaminato, come ad esempio carne cruda, uova e latte crudi o non pastorizzati, acqua non potabile.

Gli studi epidemiologici dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che le salmonelle minori sono la causa di oltre il 50% del totale delle infezioni gastrointestinali, e che sono la causa più frequente di tossinfezione alimentare nei Paesi del mondo occidentale.

Come avviene il contagio

La salmonella si trasmette per via oro-fecale, con l’ingestione di alimenti o bevande, come latte non pastorizzato e acqua, contaminati. Altra causa di infezione è il contatto con animali o oggetti sempre contaminati.

Questi gli alimenti da considerarsi più a rischio per la salmonella:

  • uova crude, poco cotte;
  • latte crudo non pastorizzato, latticini preparati con latte crudo;
  • carne cruda o poco cotta;
  • salse e condimenti a base di latte o uova crude;
  • creme per dolci, o pasticcini a base di latte crudo o uova non pastorizzate;
  • gelati artigianali, più raramente industriali;
  • frutta e ortaggi, soprattutto contaminati durante il taglio con attrezzi che sono venuti a contatto con altri alimenti.
  • L’aspetto del cibo contaminato non cambia e non sono diverse nemmeno le caratteristiche organolettiche.

    Sintomi

    Le manifestazione della malattia possono essere più o meno intense e, in genere, di natura gastrointestinale. In un intervallo compreso tra 6 ore e 3 giorni dall’ingestione del cibo contaminato, il paziente manifesta febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea. Più rare sono manifestazioni gravi che coinvolgono le infezioni delle meningi e dell’apparato osseo.

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    La malattia si risolve in genere nell’arco di una decina di giorni e nella maggior parte dei casi ha un decorso favorevole. Particolare attenzione deve essere posta ai soggetti più deboli come anziani, pazienti immunodepressi e bambini molto piccoli.

    Come si cura

    L’infezione da salmonella in un soggetto sano in genere si risolve in pochi giorni e senza alcuna necessità di trattamento farmacologico. Il paziente dovrebbe comunque rivolgersi al medico, il quale valuterà se prescrivere o meno una terapia antidiarroica a supporto, nonché eventualmente i fermenti lattici per supportare la sana colonizzazione della flora batterica intestinale.

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    Nei casi più gravi il medico potrebbe decidere per una terapia anche antibiotica, che comunque viene riservata ai pazienti particolarmente debilitati che mostrano anche altri sintomi, diversi da quelli intestinali.

    29 settembre 2017
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