Salice piangente: coltivazione e malattie tipiche

Tra gli alberi più ornamentali e scenografici, il salice piangente appartiene alla famiglia delle Salicaceae e si coltiva spesso sia nei grandi parchi pubblici sia nei giardini delle abitazioni private. La varietà più comune è la Salix babylonica insieme alla Salix x chrysocoma, tuttavia esistono numerose tipologie anche ibride come il Salix x sepulcralis e il Salix x pendulina.

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Albero caduceo, il salice piangente è in grado di raggiungere i dieci metri di altezza e si caratterizza per un fusto particolarmente grosso e solido, così come da una chioma molto folta ricca di rami penduli che conferiscono alla pianta il tipico effetto “cadente”. Le foglie del salice sono allungate e lanceolate, lunghe fino a quindici centimetri e soggette a cambiamenti cromatici stagionali, passando dal verde intenso al giallo dorato nei mesi autunnali e prima della caduta.

Come si coltiva

Salice piangente

Il salice fiorisce in primavera producendo fiori spesso di entrambi i sessi, raggruppati in amenti. I frutti sono invece costituiti da capsule contenenti semi ricoperti di peluria bianca. Prima di scegliere di coltivare un salice è necessario conoscere bene alcune sue caratteristiche, evitando così di limitarne lo sviluppo e di collocarlo in una zona che non garantisce la necessaria fonte di luce e umidità:

  • si adatta bene a ogni tipologia di clima, anche se molto freddo;
  • predilige le zone soleggiate e luminose;
  • ha bisogno di un terreno umido e poco drenato, possibilmente in prossimità di un corso d’acqua o di un lago;
  • teme molto il clima secco e la siccità, pertanto è fondamentale garantire alla pianta un apporto di acqua adeguato soprattutto quando la temperatura esterna raggiunge parametri elevati.

Per quanto riguarda le cure periodiche, il salice non necessita di potatura se non in casi eccezionali e dovuti alla presenza di agenti infestanti specifici, oppure se i rami vengono spezzati da vento e tempeste o se sono stati eccessivamente danneggiati dalle gelate invernali. La concimazione, invece, deve avvenire al momento dell’impianto oppure ogni due o tre anni al massimo, preferendo la fine dell’inverno.

Piantare un salice piangente

Salice piangente

La riproduzione del salice avviene per talea semilegnosa o legnosa, pertanto per ottenere una nuova pianta è necessario procurarsi una stecca di legno che sia lunga una cinquantina di centimetri, avendo cura di prelevarla usando cesoie affilate e igienizzate. La talea deve essere inizialmente inserita in un po’ di terriccio universale e, dopo circa un mese, collocata direttamente sul terreno tenendo fuori una porzione corrispondente a circa dieci centimetri. È preferibile dedicarsi a questa operazione nel mese di aprile, ma l’accrescimento della pianta è molto rapido.

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Malattie e parassiti

Afide

Il salice piangente può subire gli attacchi indesiderati di alcune tipologie di parassiti, come afidi e pidocchi, in grado di danneggiare la pianta che presenta rami sottili e un legno abbastanza delicato. Molto comuni nel salice sono anche i rodilegno, particolari bruchi che se lasciati agire liberamente possono arrecare molti danni alla pianta fino a portarla alla morte. Per quanto riguarda le malattie, le più comuni sono la ruggine e il cancro.

30 maggio 2018
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