Salice bianco: proprietà e controindicazioni

Il salice bianco è un albero di grandi dimensioni, alto fino a 25 metri, il cui nome botanico è Salix Alba e appartenente alla famiglia delle Salicacee. La denominazione di questa pianta deriva da una sua nota caratteristica morfologica: la pagina superiore delle foglie ha degli evidenti riflessi argentati. Si tratta di una delle 200 specie più note di questa famiglia di piante, in quanto è da tempo conosciuto per le sue proprietà antinfiammatorie. Sin dall’antichità è stato impiegato nella medicina popolare e in fitoterapia per il trattamento dei reumatismi e delle nevralgie.

Il principio attivo a cui sono imputabili le caratteristiche terapeutiche è la salicina. Il nome dovrebbe subito ricordare il principio attivo di uno dei farmaci antinfiammatori e analgesici più noti: l’Aspirina. Questo farmaco ha infatti come principio attivo l’acido acetilsalicilico. Si tratta a tutti gli effetti di molecole diverse, ma legate da una storia comune. L’acido acetilsalicilico è un principio attivo composto da un gruppo acetile e dall’acido salicilico. La salicina è un glucoside formato da glucosio e acido salicilico. Queste considerazioni sono già molto utili per compire il legame che esiste molto spesso tra la fitoterapia e la medicina tradizionale.

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Il salice bianco è impiegato ancora oggi, per le sue proprietà antinfiammatorie, antispasmodiche, antipiretiche, antalgiche e lenitive.

Proprietà

Le proprietà terapeutiche del salice sono davvero note da tempo: già Erodoto raccontava della sua efficacia nel trattamento dei dolori. Anche Ippocrate nel V secolo a.C scriveva dell’uso della corteccia di salice come antipiretico e analgesico. Si può dire che, da sempre, questa pianta ha fatto parte della storia della medicina nelle sue diverse evoluzioni. La salicina, tuttavia, venne estratta dalla corteccia del salice bianco solo agli inizi del 1.800 e solo 50 anni più tardi venne immesso in commercio il derivato sintetico più economico dell’estratto naturale.

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La concentrazione di salicina è in realtà molto più bassa nella corteccia di salice bianco rispetto ad altre specie ed è anche associata ad un’alta concentrazione di tannini, fino al 20% del peso, che può essere causa di disturbi gastrointestinali. A differenza dei derivati sintesi, l’estratto della corteccia di salice non sembra influenzare la coagulazione e il suo tipico impiego come analgesico è considerato sicuro. L’impiego dell’estratto non è stato valutato come prevenzione del cancro del colon-retto, ictus o infarti del miocardio.

Come si usa

Gli usi della corteccia di salice oggi sono soprattutto legati all’erboristeria, dove si trova come tale per la realizzazione del decotto, oppure come tintura madre, estratto e macerato glicerico.

Il decotto è particolarmente amaro e di solito poco gradito. Si può preparare aggiungendo circa 3 grammi di corteccia di salice in una tazza di acqua, che dovrà essere portata all’ebollizione per almeno 5 minuti prima di essere consumata. Per il trattamento della febbre e dei dolori reumatici è consigliato bere fino a tre tazze di decotto al giorno. Tuttavia, per l’elevata concentrazione di tannini, è probabile che questo rimedio dia origine a fastidiosi disturbi gastrointestinali.

Nel caso delle altre preparazioni, queste sono le dosi consigliate:

  • tintura madre, mezzo cucchiaino tre volte al giorno;
  • estratto liquido in alcool al 25%, 1-3 ml tre volte al giorno;
  • estratto secco, 2-3 capsule da 379 milligrammi ogni 3-6 ore.

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Anche i preparati erboristici possono dare origine a effetti avversi, pertanto è importante tenere in considerazione la possibile insorgenza di reazioni allergiche come di altri fastidi più o meno gravi, correlati all’assunzione della corteccia di salice. Per il rischio di sindrome di Reye, l’impiego del salice è controindicato bambini, e anche durante la gravidanza o l’allattamento: considerata l’assenza di dati che ne valutino la sicurezza, ne è sconsigliata la somministrazione.

20 novembre 2017
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