Aumentare il consumo di sale iodato in Italia per ridurre in maniera naturale il numero ancora elevato di malattie alla tiroide. A sostenerlo l’Associazione Italiana Tiroide (AIT) durante il proprio 7° Convegno nazionale, rivelando come nel nostro Paese l’assunzione di questo prodotto sia limitata, secondo i dati 2013, ad appena il 54%.

Il consumo di sale iodato in Italia risulta quindi lontano da quel 95% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mentre altre nazioni europee hanno già raggiunto tale traguardo, gli italiani sono ancora indietro non tanto dal punto di vista della catena distributiva (in regola il 97,7% dei prodotti in vendita), quanto in merito alla ristorazione e alle aziende di produzione alimentare. Un aspetto su cui si concentra il Dr. Alfredo Pontecorvi:

Proprio la ristorazione collettiva, comprese mense e tavole calde, è la principale destinataria del rafforzamento della legge, che è contenuto in un disegno di legge delega che dovrebbe essere approvato a breve dal Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento conterrà l’obbligo per queste categorie di usare il sale iodato, così come quello per la grande distribuzione di esporre manifesti che spieghino i vantaggi dall’uso di questo tipo di sale. Per la prima volta sono previste sanzioni fino a 6 mila euro per chi non rispetta la legge.

I riflessi sulla salute possono essere molteplici, come sottolinea lo stesso Dr. Pontecorvi. Oltre all’ingrossamento della tiroide e la possibile insorgenza di noduli, la carenza di iodio può arrecare danni al bambino anche se questa limitazione è avvenuta durante la gravidanza:

La carenza iodica in gravidanza può portare a un ritardo del quoziente intellettivo del bambino. Inoltre i noduli alla tiroide possono degenerare in tumore, e la carenza di iodio è una delle cause dell’ipotiroidismo, molto diffuso negli adulti.

10 dicembre 2013
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