Salak o frutto di serpente: usi e proprietà

Proviene dalla lontana Asia e, sebbene non sia particolarmente diffuso sullo Stivale, conquista ogni giorno nuovi appassionati. Il salak, detto anche frutto del serpente, è un prodotto dalla singolare buccia e dal gusto intenso, usato da secoli dalle popolazioni del sudest asiatico per arricchire numerose ricette. Ma quali sono i suoi usi e, soprattutto, le sue proprietà nutritive o benefiche?

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Prima di passare alla trattazione di questo curioso frutto, utile è specificare come l’introduzione di nuovi alimenti nella dieta dovrebbe sempre avvenire su consiglio del medico o del nutrizionista di fiducia. Questo non solo per minimizzare il rischio di intolleranze o allergie, ma anche per evitare l’interazione con alcuni farmaci in corso d’assunzione o condizioni pregresse che non ne rendono ottimale il ricorso. Di seguito, alcune informazioni utili.

Salak: cosa è?

La Salacca zalacca è una specie di palma appartenente alla famiglia delle Arecaceae, originaria dell’isola di Giava, di Sumatra e dell’Indonesia in generale. Oggi viene coltivata in tutto il sudest asiatico e, in particolare, sull’isola di Bali e in Malesia. La pianta si caratterizza per un’altezza non eccessiva, circa sei metri, ma dalle foglie particolarmente estese, anche di due metri ciascuna. La palma è coltivata soprattutto per i suoi numerosi frutti, completamente commestibili e impiegati in numerose ricette locali.

I frutti crescono in gruppi alla base dalla palma: dalle piccole dimensioni, all’incirca quelle di un fico o di un mandarino, si caratterizzano per una singolarissima buccia. Questa, oltre a essere di un intenso colore marrone, presenta una superficie ruvida, solcata da piccoli elementi geometrici simili a scaglie. La peculiarità la rende molto simile alla pelle dei serpenti, un fatto che ne giustifica anche il nome comune. La polpa è chiara, bianca o giallastra, ed è racchiusa in un leggero involucro di colore bianco: al palato risulta dolce, gustosa, con un lieve retrogusto aspro.

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Del salak esistono diverse varietà, differenti fra di loro per consistenza al palato, friabilità, morbidezza o durezza della polpa. Una di queste, la gula pasir, è considerata molto pregiata: più piccolo rispetto agli esemplari, questo salak presenta un sapore estremamente dolce e fruttato. Dal frutto si ricava anche un liquore, chiamato “vino del salak”, dalla percentuale alcolica di circa il 13.5%.

Salak: usi e proprietà

Il salak viene consumato fresco oppure come ingrediente di numerosi ricette, sia dolci che salate. La polpa può essere anche caramellata, bollita e fritta, nonché lasciata fermentare per la produzione di succhi e alcolici.

Per l’uso fresco, è innanzitutto necessario rimuovere la buccia esterna marrone. A questo punto, occorre anche eliminare l’involucro bianco attorno la polpa: quest’ultima è l’unica parte commestibile. I semi, invece, devono essere eliminati, prestando attenzione a non morderli. Se consumato correttamente, il frutto raramente presenta effetti indesiderati degni di nota, fatta eccezione per soggetti allergici o ipersensibili. In caso contrario, potrebbe causare disturbi digestivi e intestinali, a volte anche particolarmente intensi.

Dal punto di vista nutrizionale, il salak è un frutto mediamente calorico: contiene all’incirca 80-150 calorie per ogni 100 grammi di peso, a seconda della varietà. Per questo peso, si contano dai 6 agli 8 grammi di carboidrati, 0.4 di grassi e 0.8 di proteine. Interessante è l’apporto di vitamine, in particolare A e C, mentre il frutto è anche ricco di ferro, potassio, magnesio e molti altri.

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Tra i benefici associati al salak, innanzitutto un effetto astringente: dalle popolazioni locali, infatti, è impiegato come rimedio controllo la diarrea. L’elevata concentrazione di vitamina C è invece d’aiuto per stimolare le attività del sistema immunitario, mentre la vitamina A è essenziale per il benessere delle pelle, dei capelli e come valido antiossidante. Sembra, infine, possa avere effetti diuretici, ridurre l’ipertensione e, ancora, stimolare l’azione dei reni.

23 settembre 2017
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