In India si muovono i primi passi per vietare i sacrifici di animali a scopo religioso. La pratica, fortemente radicata su tutto il territorio, è stata infatti vietata da una corte locale e potrebbe presto espandersi ad altri distretti, costituendo un precedente. Esultano le associazioni animaliste, ma la strada da compiere è ancora lunga e non del tutto priva di ostacoli.

Il tutto accade in una cittadina a nord dell’India, dove la corte di Himachal Pradesh ha vietato l’uccisione di animali per scopi religiosi. In particolare, la decisione dei giudici si rivolge alle pratiche Hindu, solite a comprendere il sacrificio di capre e altre specie per le più varie ragioni, dalle festività durante l’anno alla protezione delle nuove abitazioni.

Le corti hanno richiesto la piena collaborazione della polizia, che dovrà monitorare sui comportamenti dei cittadini, segnalando e bloccando qualsiasi forma di infrazione al divieto. Così i giudici hanno motivato la loro decisione:

Nessuna persona sacrificherà alcun animale in nessun luogo di culto. Questo comprende i terreni e gli edifici adiacenti. […] Una stupefacente scoperta è stata fatta: migliaia di animali sono sacrificati ogni anno in nome della religione. Il sacrificio causa immenso dolore e molta sofferenza ad animali innocenti. Non si può permettere vengano sacrificati per placare un dio o una divinità in un modo così barbaro.

La sentenza nasce da una campagna, e da lunghe petizioni, raccolte dalle associazioni animaliste locali, pronte a richiedere un consulto legale per scoprire se certe pratiche fossero ammissibili dalle leggi indiane. Nei fatti tali sacrifici non sono illeciti, ma i giudici hanno comunque optato per la loro eliminazione. Maheshwar Singh, un legislatore della regione, sottolinea però come questa presa di posizione sia in contrasto con la tradizione e il credo di molte persone, quindi sarebbero stati scavalcati dei diritti riconosciuti a tutti gli effetti da secoli. Inoltre, i rappresentanti locali sono preoccupati che il nuovo divieto possa ridurre la portata di due importanti feste tradizionali – “shaand” e “bhunda” – caratterizzate dall’uccisione degli animali all’entrata dei templi.

Non è dato ancora sapere se il ban entrato in vigore potrà espandersi in tutta l’India, ma di certo costituisce un precedente e accenderà le attenzioni dell’opinione pubblica e del governo centrale. Le compagini animaliste auspicano questo sia solo il primo passo per giungere a un divieto generalizzato.

2 settembre 2014
Fonte:
I vostri commenti
ti., martedì 2 settembre 2014 alle21:34 ha scritto: rispondi »

Finalmente...civiltà!

Lascia un commento