Sacchetti frutta e verdura a pagamento: ecco la spesa per le famiglie

C’è una nuova tassa sulla spesa che ricade sui consumatori, seppur per un’ottima ragione: dall’1 gennaio 2018 sono stati messi al bando i leggerissimi sacchetti di plastica usa e getta utilizzati gratuitamente per frutta e verdura e si potranno utilizzare solo sacchetti biodegradabili a pagamento. Lo ha stabilito un provvedimento del Ministero dello sviluppo economico approvato la scorsa estate, che andrà a inficiare sulle tasche delle famiglie italiane fino a 4,5 euro all’anno per ogni persona.

Addio dunque agli shopper distribuiti gratuitamente per l’ortofrutta: esattamente come avviene per gli shopper monouso da spesa in vendita alle casse dei supermercati al prezzo di 10 centesimi circa, da adesso i sacchetti per frutta e verdura sono a pagamento, esclusivamente biodegradabili e compostabili per legge, nel rispetto dello standard internazionale UNI EN 13432. Il prezzo di vendita di ogni sacchetto bio non è stato fissato ma si aggira sui 2 o 3 centesimi per unità e dovrà risultare sullo scontrino come già accade per le buste della spesa.

I sacchetti in polietilene per frutta e verdura finora distribuiti gratuitamente costano infatti al supermercato poco più di 1 centesimo di euro, mentre quelli nuovi biodegradabili il doppio. Gli 0,02 o 0,03 centesimi ricavati dalla vendita coprono i costi d’acquisto, pertanto il supermercato non dovrà più accollarsi una spesa che, nel caso delle grandi distribuzioni, pesava dai 2 ai 4 milioni l’anno. Andrà invece a pesare, seppur lievemente, sulle tasche dei consumatori, infatti secondo Marco Versari, presidente di Assiobioplastiche:

Le prime rilevazioni del nostro Osservatorio presso la grande distribuzione ci indicano posizionamenti di prezzo compresi tra gli 0,01 e gli 0,03 euro a sacchetto che, in base agli attuali consumi e ai ben noti sprechi delle suddette buste, stimati in circa 9 miliardi di pezzi/anno, ossia 150 pro capite, potrebbero comportare una spesa compresa tra 1,5 euro/anno e 4,5 euro/anno a persona.

Bisognerà verificare che non si effettuino speculazioni sui prezzi ma in ogni caso si tratta di un provvedimento importante e condivisibile per la lotta all’inquinamento da plastica. Tutti i sacchetti biodegradabili e compostabili ora obbligatori per l’ortofrutta dovranno contenere il 40% di materia prima da fonte rinnovabile, percentuale che salirà al 50% nel 2020 e al 60% nel 2021.

2 gennaio 2018
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I vostri commenti
lui la plume, giovedì 4 gennaio 2018 alle11:11 ha scritto: rispondi »

Da quando hanno fatto pagare i sacchetti (provvedimento non condiviso) ci siamo organizzati per farne a meno. Si troverà il sistema per evitare anche questa sciocchezza. Alcuni frutti (banane, ananas, ma anche per acquisti singoli un caco mela, un pompelmo .... gia da tempo si etichettava il frutto .... senza il sacchetto farlo con le ciliege diventa poco facile ... beh faremo a meno delle ciliege se non le troviamo già confezionate).

lui la plume, giovedì 4 gennaio 2018 alle10:59 ha scritto: rispondi »

Per una famiglia numerosa riempire un sacchetto non è un problema, per famiglie di una o due persone i sacchetti sono scarsamente riempiti raramente si acquistano grossi quantitativi di frutta uguale ma piccole quantità di frutti differenti. Questo per evitare sprechi. Indipendentemente dal ricavo vien da chiedersi chi viene maggiormente colpito da questa "discutibile" grida? Chi frequenta maggiormente i banconi dove si sceglie la merce? Sono sempre più gli anziani .... ecco chi viene colpito. Tutte persone che già hanno poca simpatia per governi capaci solo di giustificarsi ... non è colpa nostra .. ce lo ha detto l'europa ..... in marzo si vota .... si vota per cambiare ... si vota per qualcuno che ami la nostra nazione, le nostre tradizioni, la nostra lingua ...... i nostri prodotti e le nostre abitudini. PS. i vecchi sacchetti di plastica finivano dopo l'utilizzo nella raccolta plastica per il riciclo, questi nuovi vanno bene per la frutta ... ma non per la verdura chei migliori supermercati tengono umida con una nebulizzazione necessaria a mantenere fresca la verdura (ed aumentarne un pochino il peso) il sacchetto biodegradabile con la verdura umida diventa non riciclabile e buttato dove? scommetterei che molti finiranno nella plastica. Sinceramente non ricordo un provvedimento di questi anni ... condivisibile ... un periodo da dimenticare.

mexsilvio, martedì 2 gennaio 2018 alle22:16 ha scritto: rispondi »

unica conseguenza e' un aumento dei costi per i clienti , una TASSA , che non influisce sulla raccolta differenziata , o sul riciclo degli stessi ..???!!! era piu' EFFICACE una pubblicita' che influenza il riciclo dei sacchetti usati , e la raccolta differenziata ..!!

Catherine Guillorit, martedì 2 gennaio 2018 alle20:16 ha scritto: rispondi »

Ma se ci attacchi l'etichetta attuale col peso e prezzo i sacchetti biodegradabili non possono più essere utilizzati come tali, e non potranno essere buttati nelle pattumiere per l'umido; per diventare tali dovranno cambiare anche le eticchette in biodegradabili e fare in modo che non sia più carta termica (che spesso contiene bisfenolo) e anche la colla adesiva a base acrilica non biodegradabile. .. Si pagherà per dei sacchetti biodegradabili che non potrai neanche riutilizzare come tali... ben fatto!!!

Tm, martedì 2 gennaio 2018 alle17:56 ha scritto: rispondi »

Io acquisterò un cetriolo e vi attacchero' l'etichetta del peso/costo; idem una banana, un pomodoro, una patata e non mi potranno addebitare il costo del sacchetto oppure me lo storneranno.

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