Chi commercializza ancora sacchetti di plastica monouso, non biodegradabili e non compostabili, rischia di incorrere in pesanti sanzioni. Il monito arriva dall’associazione Assobioplastiche che ricorda ai commercianti le multe previste in Italia dallo scorso 21 agosto, a seguito dell’entrata in vigore della legge di conversione n.116/2014 del Decreto Legge Competitività n.91/2014, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 agosto scorso.

I trasgressori verranno puniti con multe salate che oscillano da un minimo di 2.500 euro e fino a 25 mila euro. Qualora la trasgressione riguardi un ingente quantitativo di buste di plastica è prevista una sanzione straordinaria di ben 100 mila euro. L’associazione ci tiene a ricordare ai commercianti che le multe colpiranno indistintamente sia chi vende i sacchetti che chi li cede a titolo gratuito agli acquirenti.

In una nota Assobioplastiche ha invitato tutte le associazioni di commercianti interessate a ricordare agli associati le normative in vigore, al fine di non incorrere nelle pesanti sanzioni previste, multe che risulterebbero ancora più indigeste in un così grave momento di crisi economica.

Secondo le nuove norme, gli unici sacchetti per la spesa consentiti saranno quelli biodegradabili e compostabili, appositamente certificati secondo la norma UNI EN 13432:2002, e quelli riutilizzabili. Per quanto riguarda i sacchetti riutilizzabili non biodegradabili e compostabili, la messa in commercio dipenderà dallo spessore. Una busta destinata a contenere alimenti viene considerata riutilizzabile se supera i 200 micron di spessore.

I micron scendono a 100 per i sacchetti adibiti a usi non alimentari e per i sacchetti per alimenti senza manici. I sacchi a fagiolo non destinati all’uso alimentare dovranno avere uno spessore di almeno 60 micron.

I produttori di sacchetti biodegradabili dovranno ottenere la certificazione UNI EN 13432:2002. Per farlo potranno rivolgersi agli enti accreditati al rilascio. Tra i più attivi figurano Aib Vincotte, Certiquality s.r.l. e Dincertco. I sacchetti compostabili sono facilmente riconoscibili in Italia anche grazie al marchio Compostabile-Cic rilasciato dal Consorzio Italiano Compostatori in collaborazione con l’ente certificatore Certiquality s.r.l.

4 settembre 2014
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