La rucola in busta pronta al consumo venduta nei supermercati e impiegata nei ristoranti è finita nel mirino delle autorità sanitarie britanniche, a seguito di decine di casi di infezioni riportati dai consumatori. La rucola incriminata rappresenta un pericolo per la popolazione perché è contaminata da un ceppo particolarmente aggressivo del batterio Escherichia coli.

La situazione è grave. Il bilancio provvisorio della contaminazione è di due morti e centinaia di persone infettate che hanno dovuto ricorrere al ricovero. Secondo le autorità sanitarie del Regno Unito decine di lotti di rucola in busta potrebbero essere stati compromessi dal batterio Escherichia coli e aver infettato oltre 150 consumatori. Il ceppo batterico killer isolato dai biologi è lo 0157.

Le autorità sanitarie britanniche sono subito corse ai ripari per contenere la contaminazione. I grossisti che riforniscono di rucola la grande distribuzione organizzata e i ristoranti fino a nuovo ordine non potranno più importare il prodotto dal Mediterraneo. La rucola dei lotti compromessi secondo le prime ipotesi degli investigatori potrebbe provenire proprio dalle produzioni del Mediterraneo.

Per ora il divieto di importare altra rucola dal Mediterraneo è l’unica grossa misura presa dalle autorità sanitarie per contenere i danni della contaminazione. La Food Standard Agency, l’autorità che si occupa della sicurezza alimentare Oltremanica, ha infatti ritenuto che gli elementi raccolti finora siano insufficienti a bloccare del tutto la vendita di rucola nel Paese e a richiamare tutti i prodotti già immessi sul mercato.

Il problema potrebbe infatti essere circoscritto. Tutti i casi di contaminazione registrati fino alla scorsa settimana si concentravano in sole due aree: a Bristol e a Bath. Negli ultimi giorni però si sono registrati nuovi casi di infezione dopo il consumo di rucola anche in altre zone dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia.

La FSA ha invitato i consumatori ad adottare alcune precauzioni per contenere il rischio di contrarre un’infezione, lavando con cura le verdure consumate crude. Le autorità sanitarie invitano a prestare attenzione soprattutto alle verdure che non riportano la dicitura: “Pronte al consumo” sull’etichetta, perché non sono state lavate in precedenza.

In caso di sintomi come crampi addominali, vomito, diarrea, sangue nelle feci e febbre contattare subito il medico. Solitamente l’infezione sparisce dopo 10 giorni di trattamento ma in alcuni casi può evolvere in sindrome uremico emolitica e causare la morte.

18 luglio 2016
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