Sta iniziando a portare i primi frutti il lavoro di Greenpeace a favore della sostenibilità della produzione del tonno in scatola in Italia. Un lavoro impegnativo che è stato riassunto nella compilazione della classifica “Rompiscatole”.

Oggi quindi si vedono i primi risultati, precisamente a quattro mesi dal lancio di questa particolare classifica che si pone l’obiettivo di “mettere in fila” le aziende secondo l’impegno mostrato una aumentata sensibilità alla questione della sostenibilità ambientale derivante dalle attività di pesca.

In una nota diffusa alla stampa Greenpeace dichiara infatti con soddisfazione:

Più di un anno fa, quando abbiamo iniziato a confrontarci con il settore in Italia, il tema della sostenibilità ambientale veniva considerato pochissimo. Ora, le aziende iniziano a porre maggior attenzione alla provenienza del tonno utilizzato nelle loro scatolette.

Così, il primo posto della classifica “Rompiscatole” viene occupato adesso da AsdoMar, uno dei pochi, dice Greenpeace, che utilizza in una parte dei propri prodotti il tonnetto striato, il quale, a differenza del tonno pinna gialla, è considerato in un buono stato. A questo si aggiunge poi l’utilizzo di metodi di pesca sostenibili come lenza e amo.

Buoni i progressi anche per Esselunga, di cui viene sottolineata la scelta di non comprare tonno trasbordato in mare, mentre Callipo si mette in evidenza per essere il primo gruppo a decidere di utilizzare nella propria produzione non più del 25 per cento di tonno pescato con sistemi di aggregazione per pesci (i cosiddetti FAD), i quali causano spesso la cattura accidentale di tartarughe, squali e diversi esemplari immaturi di tonno.

Disponibilità anche da parte di Bolton, controllante il marchio Riomare, che ha assicurato di voler predisporre una politica di sostenibilità entro la fine dell’anno. In fondo alla classifica, invece, Nostromo e tonno Mare Aperto di STAR.

La soddisfazione per Greenpeace è tanta, anche se l’associazione ambientalista ci tiene a chiarire come i passi da fare rimangano ancora tanti, dato che su quattordici marchi in classifica ben dieci rimangono ancora nella fascia rossa, mentre nessuno è ancora in grado di raggiungere la fascia verde. Dopo le parole, insomma, servono i fatti ed è questo quanto spera di ottenere Greenpeace.

12 maggio 2010
I vostri commenti
Elisabetta Bischetti, mercoledì 11 giugno 2014 alle12:34 ha scritto: rispondi »

Ma esiste una marca di tonno pescato nel mar mediterraneo?

eva, giovedì 16 maggio 2013 alle20:55 ha scritto: rispondi »

Invece tonno Alco a che punto è?

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