Roma, a prescindere dal suo fascino eterno, è ben lontana dall’essere amministrata come si deve, soprattutto da un punto di vista ambientale. A ricordare la triste verità alla città governata da Gianni Alemanno, il Treno verde di Legambiente che ha trascorso nella Capitale le ultime 48 ore. L’analisi fatta dall’associazione ambientalista è impietosa:

  • livello di smog particolarmente elevato;
  • inquinamento acustico perennemente oltre la soglia di guardia;
  • servizi pubblici qualitativamente carenti;
  • percentuali di strade chiuse al traffico inferiori alla media;
  • diffusione delle piste cliclabili non soddisfacente;
  • rapporto numero di auto – abitanti altissimo. Solo Catania ne ha uno più alto, fra le grandi città italiane;
  • sviluppo della raccolta differenziata non soddisfacente e gestione pessima della questione rifiuti.

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Per quanto riguarda il tema dell’inquinamento atmosferico, ovvero ciò che influisce più direttamente sulla nostra salute, l’Arpa ha contato negli scorsi due mesi almeno 21 superamenti del tasso massimo consentito di polveri sottili. Va detto, peggio ancora hanno fatto le altre città laziali Frosinone e Latina.

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Insomma, nulla sembra far pensare alla Capitale come ad una smart city. La conclusione di Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, è quindi alquanto amara:

C’è una brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali. Prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione. La sfida delle città oggi si gioca partendo da mobilità sostenibile, efficienza energetica, riciclo e prevenzione dei rifiuti: temi che devono entrare necessariamente nell’agenda politica dei nostri amministratori.

Servono non solo investimenti, ma anche una nuova visione d’insieme, una programmazione seria e ragionata sul futuro che ci attende. Senza però dimenticare che non esistono “smart cities” senza gli “smart citizens”, perché le trasformazioni urbane che ci attendono passano attraverso il coinvolgimento, la consapevolezza e l’assunzione di responsabilità delle singole persone.

La speranza è che per una volta gli appelli non cadano nel vuoto.

25 marzo 2013
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