Rodiola e iperico, quest’ultimo più noto come Erba di San Giovanni, sono 2 piante che si utilizzano di frequente come rimedi naturali, per favorire l’equilibrio del tono dell’umore nonché per sostenere fisico e mente nei periodi di maggiore stanchezza.

Gli estratti delle due piante hanno effetti complementari, pertanto non è affatto raro trovarli già in associazione o che l’erborista e farmacista ne consiglino l’assunzione contemporanea.

In particolare la rodiola è una pianta classificata come adattogena, ossia capace di stimolare, anche se in modo aspecifico, la resistenza allo stress fisico o anche psico-fisico. Come tutti gli adattogeni, l’azione non è mirata ma supporta la naturale reazione del nostro organismo rendendola più efficiente. Per tale motivo non è raro che tali ritrovati si trovino associati a rimedi naturali con azione più specifica. È appunto questo il caso: l’associazione con l’iperico, una pianta officinale con riconosciute e provate proprietà antidepressive, utile per la terapia di alcune forme d’ansia.

Rodiola per ansia e stress

rhodiola rosea

Rhodiola rosea via Wikimedia

La rodiola è una pianta officinale che cresce spontanea in alta montagna, sia in Europa che in Asia. In Siberia è nota come radice d’oro ed è da sempre utilizzata dalla medicina popolare per combattere la stanchezza. Di questa pianta ne esistono diverse varietà, ma la Rodhiola Rosea è quella più ricca di salidroside e rosavina: i principi attivi più interessanti.

L’efficacia come “adattogeno” è stata indagata in più di 100 studi scientifici e nel complesso i risultati, pur con le ovvie sfumature, confermano come l’uso dell’estratto secco della radice migliori le prestazioni mentali e fisiche nelle situazioni di stress.

L’efficacia ansiolitica, antidepressiva e adattogena è data dalla capacità dei principi attivi di aumentare la concentrazione di serotonina a livello cerebrale, quindi di incrementare la disponibilità di dopamina, adrenalina, noradrenalina. In genere, in un organismo stanco e stressato tutte queste molecole hanno concentrazioni piuttosto basse: ciò rende complicato l’innescarsi del naturale stimolo alla reazione.

Chiaramente l’efficacia si ottiene a una specifica concentrazione di principi attivi: un buon preparato fitoterapico dovrebbe contenere un estratto standardizzato di radice all’1% salidroside e 3% rosavina. In media questo titolo si ottiene da circa 750 mg di radice intera polverizzata.

L’iperico per la depressione

L’iperico è una pianta spontanea delle zone montane del nord Europa e America. Dal punto di vista terapico sono interessanti le sommità fiorite, da cui si ottengono tintura madre o estratto secco ricchi di un fitocomplesso costituito da flavonoidi – come ipericina, rutina, quercetina e iperoside – ad azione antidepressiva e sedativa.

In passato si riteneva che l’efficacia dell’iperico fosse dovuta essenzialmente all’ipericina, oggi invece si sa che è tutto il fitocomplesso a essere responsabile dell’attività terapeutica. In seguito alla somministrazione di iperico si ottiene l’inibizione degli enzimi responsabili della degradazione di serotonina, dopamina, noradrenalina e l’aumento, nel corso della notte, della produzione di melatonina. L’attività in merito alla modulazione della concentrazione di queste molecole è del tutto paragonabile a quella di molti farmaci di sintesi. Ciò è provato anche dal fatto che, già da qualche anno, è in vigore una disposizione del Ministero della Salute che limita la quantità di ipericina nei prodotti erboristici a solo 21 microgrammi al giorno.

Un preparato erboristico o un integratore che contenga iperico, da solo o in associazione, deve avere concentrazioni limitate e regolate per legge. Fa fede in questo senso la “Disciplina dell’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali”, del Decreto del Ministero della Salute del 9 luglio 2012:

L’apporto giornaliero di ipericina, da indicare in etichetta, non deve superare 0,7 mg con rapporto iperforine/ipericina non superiore a 7, comprendendo nella voce “iperforine” la somma dell’iperforina e dell’adiperforina presenti nell’estratto.

Inoltre, in etichetta deve essere riportata anche questa avvertenza supplementare:

Se si assumono dei farmaci, prima di utilizzare il prodotto chiedere il parere del medico perché l’estratto di iperico può interferire sul loro metabolismo inibendone anche l’attività. L’estratto di iperico è controindicato in età pediatrica e nell’adolescenza.

associazione iperico e rodiola

Ipertico

Hypericum perforatum via Pixabay

I due estratti hanno attività complementari e possono essere utilizzati insieme negli integratori e nei prepatati erboristici. Quando invece l’iperico è utilizzato in concentrazioni superiori a quelle indicate per la libera vendita, allora l’associazione con rodiola, come fitointegratore, potrebbe essere meno favorevole. Il potenziamento potrebbe predisporre a maggiori effetti collaterali, come aumento della pressione, tremore, eccessi di calore e agistazione.

Il vantaggio dell’associazione non è sempre chiaro, infatti l’estratto secco di rodiola è tutto sommato privo di effetti avversi, o almeno non ne sono mai stati riportati e verificati. L’iperico, invece, anche in basse dosi va usato con cautela soprattutto per le interazioni con alcuni farmaci, anche salvavita come ciclosporina, digossina e anticoagulanti di tipo cumarinico. In più, l’iperico riduce l’effetto della pillola anticoncezionale ed è anche causa di reazioni fotosensibilizzanti.

Chiaramente questi effetti avversi sono più comuni nei preparati in cui l’iperico è presente in alta concentrazione, ma anche per un preparato erboristico potrebbe essere il caso di valutare il vantaggio dell’assunzione anche con il proprio medico o farmacista.

15 settembre 2014
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