La salvaguardia dei pinguini si realizza con un robot, un rover camuffato per studiare questi splendidi animali da vicino. È l’originale progetto voluto dall’Università di Strasburgo, per studiare i comportamenti degli esemplari artici senza causare stress, così da elaborare dei modelli di conservazione che partano dalle esigenze specifiche di ogni singola colonia.

Il robot in questione è un piccolo dispositivo radiocomandato: camuffato all’interno di un pinguino di peluche, può muoversi agilmente tra le colonie senza creare il minimo disturbo. Il minuto veicolo viene infatti scambiato per un cucciolo, di conseguenza nessun pinguino sembra essere turbato della sua presenza.

Lo scopo principale del rover è quello di analizzare le condizioni di salute di ogni animale, per scoprire eventuali variazioni dovute a epidemie oppure alla modifica degli habitat naturali. Per raggiungere questo scopo, gli scienziati si sono dovuti confrontare con un annoso dilemma: riuscire ad avvicinare i volatili a una distanza massima di 60 centimetri, affinché speciali sensori e chip RFID potessero ricavarne dati metabolici di base senza un preciso contatto fisico. La soluzione ideale è parsa proprio quella di un robot camaleontico, una strategia che già dalle primissime applicazioni si è rivelata vincente.

Il percorso non è stato comunque privo di numerosi ostacoli. La prima versione, realizzata in fibra di vetro, spaventava gli animali tanto da farli fuggire in massa. Quindi si è optato per una declinazione in stoffa e pelo sintetico, affinché il veicolo motorizzato potesse essere confuso con un piccolo in cerca della mamma. Una modifica che ha trasformato l’esperimento in un grande successo.

La possibilità di poter spiare i pinguini da così vicino permetterà di comprendere più profondamente i cambiamenti climatici che stanno influendo sulla vita nell’Artico, tanto da minacciare tutte le specie autoctone. Tra le tante, le diverse varietà di pinguini imperatore sarebbero quelle più a rischio d’estinzione.

5 novembre 2014
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