L’addizionale IRES rispunta nel Decreto del Fare, pubblicato il 21 giugno in Gazzetta Ufficiale: dopo rassicurazioni e smentite, la famigerata Robin Tax è stata inserita nella versione definitiva del testo e allargata anche a piccole e medie imprese energetiche. Si tratta di una tassa che colpirà molte società che operano nel settore delle rinnovabili, proprio nel momento in cui gli incentivi sono in scadenza e la flessione del mercato europeo fa preoccupare non poco gli addetti ai lavori.

Inserita “a sorpresa” nell’articolo 5 del decreto, la tassa viene estesa ai produttori di energia rinnovabile per imprese che abbiano un fatturato di almeno 3 milioni di euro annui e profitti di almeno 300.000 euro lordi. Durante il 2013, l’imposta sarà pari al 10,3%, mentre dovrebbe arrivare un calo nel 2014, fino a quota 6,5%. Il testo del decreto legge n.69 del 21 giugno, all’art.5 comma 1, recita:

Al comma 16 dell’articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le parole: volume di ricavi superiore a 10 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 1 milione di euro sono sostituite dalle seguenti: volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 300 mila euro.

La tassa, che non era stata inserita dopo l’ultimo Consiglio dei ministri, sarebbe motivata con la necessità di calmierare le bollette energetiche e alleggerire i costi sui consumatori. Secondo la relazione tecnica legata al decreto, dall’imposta si dovrebbe ricavare un gettito di 150 milioni di euro nel 2015, a cui si aggiungeranno 75 milioni nel 2016. In particolare, dovrebbero essere ridotte le componenti A2, cioè i costi legati alle operazioni di smantellamento del nucleare.

C’è allarme fra gli operatori, in particolare il fotovoltaico, a causa del fatto che in questa tassa rientreranno gran parte degli impianti sparsi sul nostro territorio, a partire dai 300 kW di potenza. Parecchie sono le critiche arrivate già, a poche ore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, a partire da Giovanni Simoni, presidente di Assosolare, che scrive:

Sarebbe opportuno fare la massima chiarezza sulla fonte di tali proposte e verificare se, lo dico solo nell’interesse del Paese, possano convivere nelle istituzioni pubbliche soggetti che, protetti dall’anonimato e chiusi nelle loro stanze, elaborino proposte che la Politica boccia quasi interamente.

La discussione intorno alla Robin Tax è stata parecchio travagliata, con proposte che andavano dall’estendere la tassa a società con fatturati di 80.000 ai 200.000, seguiti da 500.000, fino al limite dei 2 milioni: se fossero state approvate le proposte “basse”, secondo Simoni, sarebbe stata decretata la morte dell’intero settore. Malgrado il limite fissato a 3 milioni di euro annui minimi, la Robin Tax andrà a colpire duramente il comparto fotovoltaico, la cui situazione di crisi generale viene aggravata, secondo Simoni, da altri due elementi negativi:

La fine dei contributi diretti alla produzione di energia elettrica e la consultazione dell’Autorità per l’Energia sulle reti SEU e private, dalla quale “traspare” la volontà e il tentativo di bloccare lo sviluppo della Generazione Distribuita. C’è da chiedersi se queste misure siano compatibili con le indicazioni europee o addirittura con gli obiettivi espressi nella Strategia Energetica Nazionale.

Ma la “Robin Tax estesa” non è l’unica nota stonata del nuovo decreto: gli inceneritori sarebbero infatti favoriti da una modifica nel calcolo del CEC, il “costo evitato di combustibile”, su cui si basano gli incentivi. In origine, la modifica era stata prevista come misura che gravasse sugli inceneritori, ma “non varrà per gli impianti di termovalorizzazione di rifiuti in convenzione Cip 6/92 che si trovino oggi nei primi 8 anni dell’esercizio in convenzione, dunque siano ancora nella prima fase di recupero dell’investimento effettuato”. Questi impianti, sette per la precisione, continueranno a ricevere un incentivo più abbondante.

Il decreto legge n.69, insomma, semina sfiducia e preoccupazione fra gli operatori delle rinnovabili, negando in parte i “buoni propositi” dei trattati firmati in Europa e della SEN. Ed è con un avvertimento chiaro al governo, che conclude così il presidente di Assosolare:

Se mettiamo insieme la fine degli incentivi, l’introduzione di una nuova tassa e la deliberata intenzione del regolatore di limitare al massimo lo sviluppo di attività di decentralizzazione produttiva, ci troveremmo di fronte a un quadro di nuovi pesanti ostacoli all’ulteriore sviluppo delle rinnovabili, mentre da ogni parte politica, con poche eccezioni, si continua a declamare la loro importanza per il futuro energetico del Paese.

24 giugno 2013
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
Luli, giovedì 26 settembre 2013 alle21:41 ha scritto: rispondi »

La robin tax secondo me deve essere apllicata a tutti impianti sopra 200kw e una cosa giusta.

Tino, martedì 25 giugno 2013 alle9:23 ha scritto: rispondi »

in realtà la robin tax sulle grosse imprese che producono energia da fonti rinnovabili mi pare un colpo a quei furboni che hanno investito grosse somme sull'incentivo statale e come al solito questo Paese si muove senza la minima programmazione a medio-lungo termine, regalando quattrini a chi ha adocchiato l'affare per tempo e poi pentendosi quando se ne accorge ... sul resto del decreto ... la fantasia impazza ... esattamente come i tedeschi nel loro piano energetico ventennale ...

mex silvio, lunedì 24 giugno 2013 alle19:45 ha scritto: rispondi »

cosa centra la Robin Tax , che e' una tassa minima sulle transazioni internazionali di soldi liquidi....!! con lIRES che e' una tassa messa dal Presidente Amato nel lontano 1990, e che fa pagare le imprese societarie , persone giuridiche...!!!

Lascia un commento