E se la soluzione al problema della CO2 nell’atmosfera venisse proprio dalla stessa CO2, o meglio dal suo riutilizzo? La strada generalmente più battuta dalle grandi aziende energetiche per ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica, principale causa dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici, è quella della cattura e dello stoccaggio.

L’ipotesi sembra affascinante, ma per scarsa efficacia e fattibilità, potrebbe rivelarsi più uno “specchietto per le allodole”, ovvero una comune operazione di greenwashing. Sembra invece più interessante un’altra strada, che mettendo in pratica il sempre valido “must” del riutilizzo dei rifiuti, si propone di riciclare la CO2 di scarto prodotta dai combustibili, per la produzione di nuovi combustibili.

Sebbene la ricerca in questo campo esista da tempo, recentemente se ne è tornato a parlare grazie alla pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica Nano Letters, condotto da Craig Grimes dell’università della Pennsylvania, che è riuscito ad aumentare la resa di questo sistema fino a renderlo quasi appetibile a livello commerciale.

Nel dettaglio, si tratta di trasformare una miscela di anidride carbonica e vapore acqueo in un combustibile dalle proprietà del tutto analoghe a quelle del metano o di simili idrocarburi. La tecnologia sfrutta le nanoparticelle del diossido di Titanio, facendole reagire attraverso l’esposizione al sole.

In termini concreti, si tratta di un materiale, composto al suo interno da una serie di “nanotubi” in diossido di titanio (parliamo di dimensioni di micrometri e nanometri) che esposto alla luce solare, permette la conversione di CO2 e vapore acqueo in idrocarburi.

Come dicevamo, il problema ancora attuale è che questa tecnologia ha raggiunto livelli quasi commercializzabili, ma ancora presenta costi poco sostenibili. Ma, stando agli stessi sviluppatori del progetto, si è davvero sulla buona strada, visto e considerato che già è in cantiere un progetto per ottenere lo stesso risultato con l’utilizzo del rame, che potrebbe raddoppiare i risultati di resa, avvicinandosi ancora di più alla soglia del commercializzabile.

27 aprile 2009
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I vostri commenti
Gio.Kernel, lunedì 27 aprile 2009 alle12:38 ha scritto: rispondi »

L'idea non è male, peccato appunto che costi siano poco sostenibili, specie in tempi di crisi economica. Ma il fatto di aver raggiunto livelli quasi commercializzabili fa ben sperare... Un po' come era per i cappotti per i palazzi: inizialmente era per pochi. Ora non è che costi poco, ma sicuramente meno rispetto a quando uscirono i primi anni.

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