All’indomani del referendum anti-trivelle il dibattito sul mancato raggiungimento del quorum si accende. La percentuale di votanti che si è recata alle urne è stata inferiore al 32%. L’80% dei votanti si è espresso per il Sì, chiedendo l’abolizione della norma che estende fino all’esaurimento dei giacimenti la durata delle concessioni entro 12 miglia dalla costa.

Il 20% dei partecipanti al referendum si è espresso invece a favore del No. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha esultato per il mancato raggiungimento del quorum, accusando i promotori della consultazione di demagogia:

Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere.

Duro anche il commento del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti affidato a un tweet:

Al #referendum vince Italia moderata che non contrappone ambiente e sviluppo, che difende il lavoro. Perdono i partiti del populismo ipocrita.

Diversa l’interpretazione dei risultati del referendum anti-trivelle del governatore della Puglia Michele Emiliano. L’esponente del Pd in prima linea contro le trivellazioni ha replicato con fermezza alle dichiarazioni di Renzi, definendo un successo la consultazione referendaria:

Abbiamo superato la soglia di 10 milioni di voti che consideravamo necessaria per poter parlare di un successo: il Governo dovrà tenerne conto.

Il Movimento 5 Stelle in un post apparso sul blog di Beppe Grillo ha ringraziato i 15 milioni di votanti, approfittandone per rilanciare la proposta di eliminare l’obbligo del quorum per la validità dei referendum. Mentre le opposizioni esultano per il risultato politico incoraggiante in vista del referendum di ottobre sulle riforme istituzionali il mondo ambientalista lontano dalle logiche partitiche non nasconde la sua amarezza. Greenpeace in un comunicato ha ammesso di aver perso una battaglia, ma non la guerra:

Dobbiamo ammetterlo: non siamo riusciti, neppure con quanti insieme a noi hanno sostenuto le ragioni del Sì, a convincere un numero sufficiente di italiani dell’importanza di questo voto.

L’associazione ambientalista punta il dito contro i tempi ristretti della campagna referendaria, il netto rifiuto del Governo di indire un Election Day e il silenzio di molti media e politici sul referendum anti-trivelle.

Per Greenpeace il Governo invitando i cittadini all’astensione ha scritto una brutta pagina nella storia della democrazia italiana. L’associazione fa inoltre notare che a prescindere dal mancato raggiungimento del quorum milioni di italiani si sono espressi contro le fonti fossili:

Hanno votato circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle.

Greenpeace invita il Governo Renzi ad aprire un dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese, prendendo atto della volontà popolare. L’associazione si è detta determinata a proseguire la sua battaglia contro le fonti fossili e a favore delle energie rinnovabili, una transizione necessaria a limitare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sull’economia globale.

L’associazione denuncerà alla Commissione Europea la norma del Governo oggetto del referendum, perché viola la Direttiva 94/22/CE recepita dall’Italia con il D.Lgsl. 625/96, che stabilisce una durata limitata per le autorizzazioni. Anche Legambiente ha interpretato come un segnale importante la percentuale del 32% di affluenza alle urne, un risultato incoraggiante arrivato a dispetto del boicottaggio del referendum. Come ha dichiarato Rossella Moroni presidente nazionale di Legambiente:

Siamo soddisfatti della grande partecipazione alle iniziative nonostante il silenzio dei media. Dispiace l’estrema politicizzazione, a volte è sembrato di partecipare a una battaglia interna al Pd, che non interessa ai cittadini.

Il WWF in una nota ha invitato il Governo a usare una chiave di lettura più obiettiva per i risultati del referendum anti-trivelle:

Milioni di italiani oggi hanno chiesto che gli accordi sul clima sottoscritti a Parigi vengano applicati e vogliono per l’Italia un futuro rinnovabile.

Il WWF ha chiesto all’esecutivo di dare immediata attuazione al Green Act, avviando il processo di decarbonizzazione dell’economia italiana.

18 aprile 2016
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 19 aprile 2016 alle2:44 ha scritto: rispondi »

Molti italiani non si sono ancora evidentemente resi conto della precarietà del suolo nazionale, pensando erroneamente che per un po di petrolio e di gas da estrarre vale la pena rovinare il nostro territorio,

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