Da tempo gli scienziati dibattono sul raggiungimento del picco del petrolio. Con questo concetto si identifica il punto di produzione massima, ovvero una data o un periodo storico oltre il quale la produzione può soltanto decrescere. Sul petrolio il dibattito è ancora aperto, ma molte altre risorse della terra, indispensabili per la sopravvivenza dell’umanità, hanno invece già raggiunto il loro picco. A sostenerlo è una recente analisi condotta dai ricercatori dell’UFZ, l’Helmholtz Centre For Environmental Research.

Gli ecologisti hanno analizzato i tassi di crescita di 27 risorse rinnovabili e non rinnovabili. Tra le 20 risorse rinnovabili analizzate ben 18 hanno già raggiunto il picco nel tasso di crescita annuale nel 2006. Tra le attività umane che hanno già toccato il loro tasso di crescita annuale massima figurano la produzione di carne, latte e uova, la pesca e la coltivazione dei cereali.

Oggi la resa di colture cruciali nella dieta di molte popolazioni, come il grano, il riso e il mais, attraversa una fase stagnante o è in calo in molte regioni del mondo.

Gli ecologisti spiegano che le risorse alimentari sono limitate, mentre i consumi continuano a crescere a causa dell’aumento della popolazione mondiale e di cambiamenti radicali nello stile di vita e nelle abitudini di alcuni popoli. In India e in Cina, ad esempio, negli ultimi anni la dieta ha subito delle modifiche sostanziali a causa di una maggiore ricchezza della popolazione dovuta alla repentina crescita economica della nazione. La richiesta maggiore di cibo ha provocato un notevole incremento nella produzione di derrate alimentari.

I terreni agricoli, secondo gli esperti, non sono in grado di reggere ulteriori picchi produttivi. “Rinnovabili” non significa “infinite”. Per quanto riguarda il pesce ad esempio, potenzialmente, se la pesca fosse sostenibile si tratterebbe di una risorsa rinnovabile poiché i pesci si ripopolano. A causa del sovrasfruttamento degli stock ittici, invece, i prodotti ittici rischiano di diventare merce rara. Piatti come il sushi potrebbero scomparire.

Le soluzioni che si prospettano all’umanità per sostenere il fabbisogno di cibo sono diverse: dalla controversa coltivazione degli OGM, colture più produttive, al miglioramento delle tecniche agricole e dei metodi di allevamento. Il professor Ralf Seppelt, una delle firme dello studio, spiega che anche a livello individuale è possibile fare molto per evitare il collasso delle risorse:

Ci troviamo di fronte a grandi sfide che riguardano la maggior parte delle risorse che usiamo. Possiamo iniziare preferendo una dieta vegetariana o mangiando pollo invece di manzo.

15 gennaio 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, venerdì 16 gennaio 2015 alle20:08 ha scritto: rispondi »

L'unica seria iniziativa sarebbe il controllo reponsabile delle nascite a livello mondiale.

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