Sul fronte della prevenzione del rischio sismico, l’Italia è una frana. L’allarme, l’ennesimo lanciato dagli esperti negli ultimi anni, arriva dal Consiglio Nazionale dei Geologi. L’83% del Paese è vulnerabile in caso di terremoto, il 12% del territorio è esposto al rischio di liquefazione del suolo e al verificarsi di frane a seguito di fenomeni sismici di alta intensità. In caso di forti scosse di terremoto gran parte dei Comuni italiani andrebbe incontro a fenomeni di amplificazione dei danni dell’evento sismico imputabili alla particolare conformazione idrogeologica e morfologica.

Secondo le stime dei geologi, solo il 5% delle aree abitate non sarebbe soggetto a fenomeni di amplificazione locale in caso di sisma. Il geologo Giovanni Calcagni ha espresso il più profondo sconcerto per i criteri di classificazione sismica applicati al territorio italiano. Secondo l’esperto si tratterebbe infatti di parametri arcaici e troppo generici che non tengono conto della conformazione specifica e delle criticità peculiari a ogni singola zona. Come illustra lo scienziato:

La grande vulnerabilità sismica italiana deriva solo in parte da carenze costruttive. Il resto da progettazioni basate su classificazioni sismiche di arcaica concezione che vanno riviste, pensando a nuove forme, più moderne, analitiche e locali.

Per ovviare a questa grave pecca, l’Ordine Nazionale dei Geologi sta lavorando alla catalogazione del territorio in microzone sismiche, ma gli studi sono ancora in una fase iniziale:

Dei circa 51 milioni di italiani che vivono in zone sismiche, dei quali 26 milioni in zone ad altissimo rischio (Zone 1 e 2) e altri 25 milioni in zone a medio rischio (Zona 3), attualmente solo il 5% circa vive in zone già microzonate (761 i Kmq di località abitate).

Per Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, è impensabile che in Italia non si sia investito nella prevenzione del rischio sismico:

Una storia sismica come quella italiana avrebbe dovuto portare ad investire in cultura geologica, a configurare politiche che si pongano l’obiettivo prioritario di mettere in sicurezza le nostre case, le nostre scuole e i nostri uffici, a programmare strategie di comunicazione verso i cittadini affinché imparino a convivere con il rischio.

L’11 e il 12 settembre prossimo i geologi italiani si riuniranno in una convention a San Benedetto del Tronto per discutere una strategia d’uscita dall’attuale fase stagnante nella prevenzione del rischio idrogeologico.

8 settembre 2014
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