Il metano è un potente gas serra, più volatile della CO2, ma con un effetto serra pari a circa 25 volte quello dell’anidride carbonica. La sua presenza deriva principalmente dalla decomposizione dei rifiuti solidi urbani nelle discariche, da fonti naturali, come le zone umide, dall’estrazione di combustibili fossili, dalle attività metaboliche del bestiame e umane, oltre che dal riscaldamento o digestione anaerobica delle biomasse.

Enormi masse di metano sono contenute nel mare, in serbatoi a bassissime temperature, e parte arriva dalle profondità terrestri, risalendo da crepe che si trovano sui fondali oceanici. Ora uno studio rivela la presenza di minuscoli microrganismi non ancora ben identificati all’interno delle rocce, nelle profondità dell’oceano, che si nutrono proprio di metano.

Microrganismi in grado di vivere in queste condizioni estreme, come afferma Victoria Orphan, geo-biologa del California Institute of Technology, che sta seguendo le abitudini di questi microbi:

Questi organismi sarebbero in grado di estrarre energia dal metano mediante del solfato trovato in acqua di mare, anziché mediante ossigeno, e come prodotto finale produrrebbero acido solfidrico. Questo crea un odore simile a quello delle uova marce. Inoltre, come altro sottoprodotto, questi organismi produrrebbero carbonato.

Le sue ricerche, condotte tra il 2006 e il 2011, hanno previsto la raccolta di campioni di sedimenti e di rocce da profondità fino a 800 m, raggiunte grazie a un sommergibile. I campioni di roccia raccolti hanno confermato la sua teoria. La geo-biologa infatti ha notato che:

Non ci sono semplicemente prodotti finali dell’ossidazione del metano, ma attualmente si mantiene vitale una comunità di microrganismi, che vivono nei pori della roccia e che risultano ancora in grado di consumare metano.

Il processo avviene più lentamente che nei sedimenti, perché la quantità di metano che filtra dalle piccole fessure delle rocce è limitata. Visti però i volumi di roccia nascosti nelle profondità del mare, questa scoperta potrebbe essere importante come fonte di consumo di questo gas.

Si tratta in sostanza di un ecosistema, ancora tutto da scoprire, che coinvolge anche tutta una varietà di vermi, granchi e altre creature delle profondità, che si nutrono di questi piccoli esseri e che potrebbe essere fondamentale per venirci in aiuto nel controllo della produzione dei gas serra, causa prima del surriscaldamento globale.

17 ottobre 2014
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