Il riscaldamento globale ha un impatto devastante su molte attività umane: dalla pesca all’agricoltura. L’aumento delle temperature atmosferiche e oceaniche dovuto alle emissioni elevate di CO2 di origine antropica genera infatti profondi squilibri negli ecosistemi terrestri, mettendo a rischio le risorse naturali da cui dipende l’umanità.

A conferma dei gravi danni del riscaldamento globale arrivano i risultati di un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change. A condurlo un’équipe di ricercatori del Natural Resources Institute Finland. Gli autori della ricerca hanno scoperto che l’aumento delle temperature potrebbe mettere in serio pericolo la produzione di grano. Nello specifico, a ogni grado Celsius in più registrato, corrisponderebbe un decremento nei raccolti di cereali di ben il 6%.

Questa percentuale corrisponde a 42 milioni di tonnellate in meno, pari a un quarto del grano messo in commercio oggi in tutto il mondo che nel 2013 ha raggiunto la cifra di 147 milioni di tonnellate. In un mondo composto da oltre 7 miliardi di persone, il decremento nella produzione di grano, elemento base nella dieta di molti popoli, rappresenta un rischio che l’umanità non può permettersi di correre.

Come illustra il professor Reimund Röttern, una delle firme dello studio, la riduzione della resa dei raccolti dovuta al cambiamento climatico è più grave di quanto ipotizzato in precedenza dagli scienziati e avverrà prima del previsto:

La produzione di grano inizierà a calare anche con aumenti delle temperature giudicati insignificanti. Per questa ragione è essenziale capire come interagiscono i diversi fattori climatici sulla produzione di cibo prima di prendere decisioni sulle migliori strategie di adattamento al cambiamento climatico.

I ricercatori hanno osservato la reazione delle diverse varietà di grano all’oscillazione delle temperature, scoprendo che negli anni più caldi le rese dei raccolti diminuiscono in misura maggiore rispetto ad annate più fredde.

Se le temperature dovessero aumentare di 5°C entro la fine del secolo, come previsto dall’IPCC, la sicurezza alimentare sarebbe dunque messa a dura prova a causa delle fluttuazioni del mercato e dell’aumento dei prezzi collegato a raccolti più magri. Per correre ai ripari, gli esperti consigliano di coltivare varietà di grano più resistenti al calore.

13 gennaio 2015
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