Il riscaldamento globale sta causando danni estesi alla Grande Barriera Corallina, patrimonio di biodiversità dal valore inestimabile. A lanciare l’ennesimo allarme sugli effetti devastanti dell’aumento delle temperature delle acque sui coralli australiani sono stati gli scienziati dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies della James Cook University.

L’équipe di ricercatori coordinata da Terry Hughes ha condotto numerosi studi sullo stato di conservazione della Grande Barriera Corallina australiana. Le ultime analisi effettuate dai sub nei fondali australiani nei mesi di ottobre e novembre confermano che nell’area si sta verificando una moria di coralli senza precedenti nella storia per estensione e gravità dei danni.

Gli scienziati spiegano che l’area in cui il surriscaldamento delle acque sta avendo l’impatto maggiore sui coralli si trova nella parte settentrionale della Grande Barriera Corallina.

In questo paradiso naturale caratterizzato da scogliere estese per 700 km ben il 67% dei coralli è andato perduto. Un declino rapido e allarmante che si è consumato negli ultimi 8-9 mesi. I coralli coinvolti sono quelli che hanno il loro habitat in acque poco profonde.

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Il quadro è meno preoccupante nella regione centrale e al Sud, dove i danni riportati dai coralli seppur visibili sono meno estesi. Il dato è confortante perché nella regione meridionale si trovano i 2/3 dei coralli. Nel 2016 nella regione centrale sono morti il 6% dei coralli sbiancati. Al Sud la percentuale è molto più bassa, pari all’1%. In queste regioni i coralli hanno recuperato in fretta il loro colore caratteristico e si sono già ripresi.

Ciononostante il professor Hughes si è detto molto preoccupato dall’impatto del riscaldamento globale nell’area settentrionale della Grande Barriera Corallina. Questa regione era riuscita a conservarsi in buon stato e a riportare danni limitati nel 1998 e nel 2002, quando si verificarono due grandi sbiancamenti. Secondo le stime degli esperti ci vorranno almeno 10-15 anni prima che i coralli si riprendano e nel frattempo potrebbe verificarsi un altro sbiancamento.

I ricercatori hanno scoperto che ai confini orientali della regione settentrionale i coralli sono riusciti a salvarsi grazie all’influsso delle correnti marine fredde. L’acqua più fredda ha mitigato gli stress termici che danneggiano i coralli.

Gli scienziati continueranno a monitorare lo stato di conservazione della Grande Barriera Corallina, fonte di reddito per 70 mila persone in Australia grazie a un giro d’affari legato al turismo di ben 5 miliardi di dollari all’anno.

30 novembre 2016
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