Arrivano nuove proiezioni sul surriscaldamento globale e gli effetti non sono così nefasti quanto quelli ipotizzati fino a oggi, nonostante la guardia debba essere mantenuta elevata. A elaborare i nuovi dati è l’Università di Melbourne, con una pubblicazione sulla rivista Nature Climate Change: la stima di 6 gradi d’aumento della temperatura entro il 2100 è improbabile, più compatibile un rialzo di soli due punti.

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Lo studio, condotto dal Roger Bodman della Victoria University, da David Karoly e da Peter Rayner dell’Università di Melbourne, ha analizzato nuovi modelli dell’evoluzione del global warming, cercando di raffinare le previsioni già esistenti. La nuova metodologia di ricerca combina l’analisi delle emissioni correnti di anidride carbonica con le variazioni della temperatura globale, avvalendosi di simulazioni del cambiamento del clima coerenti con lo sviluppo effettivo delle attività dell’uomo, anziché su ipotesi sbilanciate verso il peggior scenario possibile. A differenza del passato, diverso peso è quindi stato attribuito a ogni elemento in gioco – dall’inquinamento all’effetto serra – e così le stime diventano meno allarmistiche, con una compatibilità di un aumento di due gradi della temperatura.

Pur rimanendo una certa sfera d’incertezza – le previsioni sull’evoluzione umana rimangono, per definizione, delle ipotesi – vi sarebbe un maggior campo d’azione per la salvaguardia del Pianeta. Ma questo tutt’altro significa che adagiarsi sugli allori, così come è lo stesso Bodman a confermare:

I nostri risultati riconfermano la necessità di riduzioni urgenti e sostanziali nelle emissioni di gas serra, perché il mondo possa evitare di superare la soglia di 2 gradi di riscaldamento e scongiurare un cambiamento climatico pericoloso. […] Alcune incertezze rimarranno sempre, ciò significa che dobbiamo gestire il rischio del riscaldamento con le sole conoscenze a nostra disposizione.

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Tali incertezze nei modelli di previsione futura deriverebbero al 63% da fonti singole come la suscettibilità del clima, seguita dai possibili cicli futuri dell’anidride carbonica che da eventuali metodologie oggi non ancora disponibili, quali l’introduzione in altissima atmosfera di gas a effetto refrigerante. Il 37% deriva invece dalla combinazione di queste fonti. Questi fattori, su cui oggi non è possibile fare affidamento, potrebbero cambiare il clima sia in positivo che in negativo, a seconda della loro applicazione. ad esempio, il ciclo di produzione di anidride carbonica potrebbe diminuire così come aumentare, lo stesso vale per le eventuali tecnologie future a disposizione che per la risposta d’adattamento dell’ambiente.

28 maggio 2013
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I vostri commenti
Franco Pace, sabato 13 luglio 2013 alle18:00 ha scritto: rispondi »

Secondo me la diminuzione di anidride carbonica nell'atmosfera e quindi la conseguente diminuzione dell'effetto serra e delle temperature medie sulla terra sono dovute soprattutto alla crisi economica degli ultimi anni, che ci porta a consumare meno petrolio che oltretutto è aumentato di costo e quindi ad un minore inquinamento atmosferico . Questo avviene in tutti i campi energetici, dall'autotrazione alle industrie che a loro volta sono anche in crisi economica e in numemero sempre minore e quindi come detto prima consumano meno petrolio . Distinti saluti Ing. chim. Franco Pace

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