Il 26 settembre è stato dato il via alle nuove regole dell’Unione Europea in tema di efficienza energetica, in particolare nel settore del riscaldamento domestico e della produzione di acqua calda sanitaria. Sono partite le nuove etichette che produttori, rivenditori e installatori saranno obbligati ad apporre, grazie alle quali i consumatori potranno avere informazioni più complete sui consumi e sull’impatto dei prodotti disponibili sul mercato.

Ora ogni Stato membro è obbligato ad apporre l’etichetta sugli apparecchi per la produzione di calore e acqua calda sanitaria con potenza inferiore ai 70 kW, compresi gli impianti del solare termico con serbatoi di capacità inferiore ai 500 lt. Rimangono esclusi però, almeno per il momento, i sistemi a biomasse.

Le etichette in realtà sono 2: una per i singoli componenti, di cui è responsabile il produttore, e una di sistema o di pacchetto, che riguarda l’impianto di riscaldamento e/o produzione di acqua calda nel suo insieme. Di questa è responsabile invece l’installatore, che di fatto assembla i pezzi. Questa etichetta risulta molto simile a quella usata per dispositivi elettrici tipo frigoriferi o lampadine, ma differisce da questa per diversi aspetti e risulta piuttosto complicata da calcolare.

In relazione a questo è nato il progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Horizon2020″: “LabelPackA+”, che ha l’intento di fare formazione per produttori, rivenditori e installatori, con particolare attenzione a queste ultime due categorie.

LabelPackA+ si propone però anche di informare i cittadini attraverso una campagna di comunicazione scelta ad hoc per renderli consapevoli delle scelte che fanno all’interno dell’ampio mercato a disposizione.

Legambiente e Assoterm promuovono questo progetto insieme a Paesi come Germania, Francia, Inghilterra, Austria, Portogallo. Perché è molto importante agire su più fronti, in particolare nel nostro Paese, dove gli impianti installati attualmente non brillano per efficienza energetica in quanto spesso datati. Molto però si potrebbe fare per cambiare rotta, come spiega Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente:

Il mercato delle caldaie è molto rilevante: su 19 milioni, una gran parte ha più di 15 anni e la percentuale di caldaie efficienti a condensazione che si installano ogni anno in Italia non raggiunge il 50%. Ecco perché i risparmi energetici ottenuti da questa misura normativa sono enormi.

Nel 2020 quando solo una parte delle attuali caldaie saranno state cambiate, il risparmio energetico in Europa sarà equivalente all’energia prodotta da 47 reattori nucleari del tipo di Fukushima, ovvero a 56 milioni di Tep, che si tradurranno in 400 euro l’anno mediamente risparmiati per le famiglie.

28 settembre 2015
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