Anche se sempre più italiani preferiscono la flessibilità di una caldaia autonoma, gli impianti di riscaldamento centralizzati sono di norma più efficienti e, se gestiti in modo oculato, possono rivelarsi anche convenienti dal punto di vista economico. Richiedono, però, qualche accorgimento per rimediare alla mancanza di autonomia rispetto ai sistemi individuali: che fare, ad esempio, se si vive nell’appartamento più freddo dello stabile e l’impianto condominiale non riesce a riscaldarlo a sufficienza? E come comportarsi, al contrario, in caso di surriscaldamento?

Intanto, il diritto dei singoli condomini a godere di un riscaldamento uniforme e a vivere in condizioni di comfort termico è garantito per legge (lo ha stabilito chiaramente la Cassazione con una sentenza vecchia di trent’anni, la numero 3775 del 10 giugno 1981). Chi vive in una casa particolarmente fredda, dunque, può chiedere “una maggiore fruizione del servizio comune”, a patto però che gli altri appartamenti non debbano soffrire di un eccesso di calore e, soprattutto, che vengano rispettati i limiti stabiliti dalla normativa in materia di riscaldamento. Sul piano pratico, dunque, è possibile che si vada incontro a qualche difficoltà.

Più semplice, invece, organizzarsi quando in casa fa troppo caldo ma il resto dei condomini non è disposto a spegnere prima la caldaia centralizzata. Lo strumento più semplice consiste nelle cosiddette valvole termostatiche, che possono essere applicate ai singoli radiatori in sostituzione delle valvole manuali. Questi dispositivi consentono di impostare, attraverso una manopola graduata, la temperatura desiderata nei diversi ambienti. Una volta fissata la temperatura, la valvola regola automaticamente l’afflusso di acqua calda al radiatore, permettendo di mantenere la temperatura desiderata (e contenere i consumi).

Grazie alle valvole termostatiche, ad esempio, è possibile assicurarsi una temperatura gradevole in bagno evitando di surriscaldare inutilmente altre stanze della casa. Volendo, è anche possibile collegare le termovalvole a dei timer, regolando l’accensione dei caloriferi su base oraria.

Sul piano della gestione dei costi per il riscaldamento, inoltre, un impianto dotato di valvole termostatiche presenta anche un altro vantaggio: è possibile infatti installare anche un dispositivo di contabilizzazione del calore, che permetta di calcolare con precisione i consumi del singolo condomino e ripartire i costi casa per casa.

Le valvole termostatiche, che molte regioni hanno reso obbligatorie sugli impianti con caldaia centralizzata, non devono essere confuse con i cosiddetti detentori: questi dispositivi sono dei semplici “rubinetti”, privi di scala graduata, che si trovano sui termosifoni insieme alle valvole per lo sfiato dell’aria. Questi dispositivi servono solo a isolare un termosifone dal resto dell’impianto, quando occorre smontarlo.

Che l’impianto sia autonomo o centralizzato, con o senza valvole termostatiche, è importante ricordare che la normativa nazionale indica con precisione il numero massimo consentito di ore di accensione delle caldaie, a seconda della fascia climatica in cui è collocato l’edificio. Per quanto riguarda infine la temperatura massima consentita, la media dei vari ambienti di un edificio non deve superare i 20 gradi centigradi (con due gradi di tolleranza).

13 gennaio 2014
I vostri commenti
lui la plume, lunedì 20 febbraio 2017 alle21:13 ha scritto: rispondi »

se in un condominio da sempre si riscalda per 14 ore si spende una cifra in metano per alimentare la caldaia. il calore prodotto circola in parte nei termosifoni e riscalda gli appartamenti, in parte circola e basta. Con le valvole termostatiche correttamente impostate i locali che non necessitano di altro calore rifiutano l'acqua calda. Questo "rifiuto" porta a spendere meno. Esaminando i verbali della spesa per metano in un caseggiato ho notato che la minor spesa dopo due anni è del 55%. Questo significa che in media su 14 ore di circolazione acqua nelle tubazioni solo sei ore hanno contribuito a scaldare gli appartamenti. Sono convinto che se le 14 ore di circolazione venissero utilizzate in più sessioni legate al tipo di termosifoni (tempo impiegato a raggiungere la temperatura corretta, più il tempo per cedere il calore accumulato) i termosifoni sarebbero sempre sufficientemente caldi per garantire un giusto benessere, senza superare le ore previste (utilizzabili come dice la legge anche in due o più sessioni).

massimo, sabato 17 ottobre 2015 alle10:14 ha scritto: rispondi »

buongiorno nel mio alloggio i termosifoni sono con le termovalvole non avendoli ancora accessi volevo sapere come mi devo comportare adesso che li devo accendere

franca, mercoledì 13 maggio 2015 alle10:09 ha scritto: rispondi »

Buongiorno vorrei sapere se esistono termovalvole che mi consentano di stabilire delle fasce orario in cui far partire il riscaldamento e come si chiamano. grazie

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