In attesa del vertice di Rio+20, l’UNEP presenta un nuovo indice di calcolo per lo sviluppo dei Paesi. Troppo alta l’attenzione verso il PIL secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, spesso considerato l’unico metro di giudizio per valutare la crescita di una nazione. Altri valori sono invece presi in considerazione dall’IWI (Inclusive Wealth Index), presentato ieri in Brasile.

L’UNEP punta quindi a presentarsi all’appuntamento del 20 giugno con Rio+20 superando gli storici preconcetti che vogliono il PIL come supremo indicatore di benessere per i Paesi della Terra. Molto spesso questo valore, sostiene l’agenzia delle Nazioni Unite, non tiene conto dell’impatto reale sulle risorse del pianeta:

La Conferenza di Rio un’ottima occasione per smettere di considerare il Pil come l’unica misura della prosperità di un paese, perché trascura i principali indici di benessere delle persone, oltre allo stato delle risorse naturali di un paese – afferma il direttore esecutivo dell’Unep Achim Steiner – l’Iwi è fra le possibili alternative che i leader mondiali potrebbero prendere in considerazione.

Ad essere presi in esame dall’IWI tra gli altri l’utilizzo delle risorse naturali e il benessere percepito dalla cittadinanza. I dati raccolti vanno dal 1990 al 2008 e la crescita di questo indice viene confrontata con quella del PIL. Tra i Paesi inclusi nell’analisi, corrispondenti al 56% della popolazione e il 72% del PIL, non figura però l’Italia.

Figurano però i colossi americani e asiatici, i cui dati di sviluppo vengono rivisti decisamente al ribasso con l’indice IWI. Sotto accusa innanzitutto la riduzione delle risorse naturali (pro-capite) nei vari Paesi, con una flessione del 33% per il Sud Africa e del 25% per il Brasile. Seguono USA e Cina rispettivamente con un calo del 20 e del 17%, mentre si mostra in controtendenza il Giappone il cui segno è positivo.

La crescita stimata nel PIL di Cina (+422%), USA (37%), Brasile (31%) e Sud Africa (24%) vengono drasticamente ridotti se inseriti nell’indice IWI. Pechino registra un aumento del 45% seguita dallo Stato brasiliano con il 18. Ancora più dietro gli Stati Uniti, fermi al 13%. Spiega questa netta differenza nelle valutazioni il direttore scientifico del rapporto, Pablo Munoz:

Anche se la maggior parte delle economie analizzate, e in generale il mondo, hanno avuto tassi di crescita positivi negli ultimi anni uno sguardo piu’ ampio indica che questo e’ avvenuto ad un prezzo molto alto, di cui si dovrebbe tenere conto nel bilancio dei singoli Stati.

In vista del vertice di Rio+20 è intervenuto anche il WWF, che sottolinea la scarsa volontà espressa dai governi mondiali per la sottoscrizione di documenti validi e soprattutto vincolanti. I segni del poco interventismo degli Stati nelle parole impiegate nel testo del documento negoziale di compromesso redatto dal Brasile. Troppi termini come “supportare” e “incoraggiare”, mentre scarso l’utilizzo di “deve” e “faremo”.

Stretti i tempi per porre rimedio alle ancora molte mancanze del testo secondo il WWF:

I diplomatici hanno solo un paio di giorni per recuperare questo processo prima dell’arrivo dei leader del pianeta. E speriamo che arrivino ben riposati perché avranno lunghe notti davanti a loro se vogliono evitare di imbarazzare i loro capi. Non abbiamo bisogno di pagine senza significato. Serve un manuale per salvare il pianeta.

Fonti: ANSA | WWF

18 giugno 2012
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