Il consumo di carne è fonte di inquinamento per la Terra. A sostenerlo è la LAV, Lega Anti Vivisezione, che presenta un suo rapporto sul costo complessivo del ciclo di produzione della carne. Il documento è stato presentato ieri a Roma e consegnato al ministro Clini in partenza per il vertice di Rio+20.

La carne rappresenta per la LAV un ciclo produttivo che danneggia in maniera evidente la situazione del pianeta aggravando gli effetti dei cambiamenti climatici globali. Il dossier ne posiziona il consumo al terzo posto nella classifica dei maggiori responsabili della produzione di CO2, con nell’ordine di pericolosità carni bovine, pollame e suine. Un peso che la Responsabile Campagna Cambiamenu e Settore Veg di LAV Paola Segurini considera ormai insostenibile:

Il consumo di carne, con il connesso utilizzo di risorse e il conseguente impatto ambientale, è uno dei fattori – ormai internazionalmente identificati a livello scientifico – di maggior peso sulla situazione climatica globale.

Preoccupano soprattutto le tendenze di sviluppo dell’alimentazione dei Paesi emergenti, particolarmente inclini al consumo di carne. Ad essere preferito sarebbe quindi uno regime alimentare più propriamente occidentale, uno stile di consumo che attirerebbe molte risorse destinabili ad altre politiche agricole:

Le previsioni vedono un aumento della richiesta di prodotti animali da parte dei Paesi – come la Cina, l’India o il Brasile – che stanno raggiungendo, con le loro classi medie – un nuovo benessere, improntato purtroppo su un modello alimentare occidentale. Carne, carne, carne. Carne che, oltre ad incidere sull’aspetto ecologico della nostra vita, sulla nostra salute e sull qualità dell’esistenza degli animali, rappresenta anche uno dei prodotti che ricevono più sussudi a livello di Politica Agricola Comunitaria europea.

21 giugno 2012
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I vostri commenti
Nadia Dario, venerdì 22 giugno 2012 alle8:56 ha scritto: rispondi »

Con riferimento alla petizione per ridurre i tempi di trasporto degli animali sono per la creazione di macelli di più piccole dimensioni in prossimità degli allevamenti interessati. Infatti il trasporto successivo del prodotto finito non desterebbe problemi sopratutto per gli animali. Occorre comunque che gli addetti trattino con cura gli stessi in ogni fase della loro vita. A mio avviso manca comunque un impianto normativo che operi a livello internazionale mirante a favorire il giusto trattamento degli animali e vincolante per tutti.Ciò perchè come al solito chi di dovere non tiene conto della volontà delle persone sia a livello nazionale europeo che internazionale.Ne è una dimostrazione il fatto che vengono a più riprese presentate delle petizioni in materia di ambiente che cadono nell'indifferenza.Ciò denota la poca considerazione che i politici accordano alle richieste dei loro elettori.Infatti avere a cuore il benessere degli animali e dell'ambiente non nuoce proprio a nessuno.

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