L’accordo c’è, ma è davvero poca cosa. Gli sherpa chiamati ad aprire la strada ai grandi della Terra nella conferenza Rio+20 sono riusciti a trovare l’intesa su un documento dal titolo “Il futuro che vogliamo”. Sarà su questo canovaccio che verteranno i negoziati appena avviati nella città brasiliana, a 20 anni, e nella stessa location, dal summit mondiale in cui fu coniata l’espressione “sviluppo sostenibile”.

Il testo, 49 pagine in tutto, appare però troppo generico, privo di impegni precisi e vincolanti. Del resto, che Rio+20 non si aprisse con i migliori auspici era un fatto noto, viste anche le assenze eccellenti (a cominciare da quella di Barack Obama).

Mancano nel testo, indirizzi precisi, e perfino i sustainable development goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile inseriti nel testo, non contengono cifre o impegni definiti. Assente anche la Convenzione sugli Oceani, che si sperava venisse istituita a Rio, in aggiunta a quella Su Biodiversità e Desertificazione creata nel summit della Terra del 1992.

Ma la delusione più cocente riguarda forse la questione dello stop ai sussidi pubblici per i combustibili fossili, che ha tenuto banco per giorni sui social network, scatenando una vera e propria campagna globale. Il testo negoziale che sarà discusso nei prossimi giorni, infatti non contiene riferimenti precisi in proposito, probabilmente a causa delle pressioni dei Paesi produttori di petrolio.

Se l’accordo appare senza dubbio deludente, non è privo, comunque, di qualche nota positiva. Intanto, è stata raggiunta l’intesa sulla definizione di una roadmap sulla green economy, anche se si tratta di semplici raccomandazioni rivolte ai governi nazionali e agli organismi interstatali.

Positiva anche la riforma dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), che dovrebbe vedersi attribuiti dei poteri più definiti per quanto riguarda l’agenda ambientale internazionale e le politiche ambientali dei Paesi ONU. Poca roba, comunque. Non resta che sperare in un improbabile colpo di scena al tavolo dei negoziati.

20 giugno 2012
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