Quando i grandi della Terra di riuniscono per parlare di ambiente, il più delle volte il risultato è più che deludente. Il grande summit che si terrà a breve a Rio rischia di subire la stessa sorte. In effetti, nessuno dei Paesi partecipanti sembra al momento aver voglia di parlare di limiti e lacci al proprio sviluppo economico.

Obama è ormai in piena campagna elettorale e teme che qualsiasi trattato firmi possa essere usato dai Repubblicani contro di lui. I governi europei sono già piuttosto impegnati sul fronte crisi economica e non sembrano intenzionati a vincolare le proprie scelte politiche future. In queste condizioni, è difficile anche immaginare che siano altri Paesi a guidare il summit verso soluzioni positive.

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon non sembra però intenzionato a lasciare che le cose vadano in questa direzione. Profondamente impegnato nella battaglia per uno sviluppo sostenibile, ha provato a spronare i rappresentanti dei vari Paesi a comportamenti più responsabili. Soprattutto, il rischio rilevato è quello che, mancando all’appello vari leader (troppo impegnati sugli altri fronti) le trattative siano tenuti da burocrati, cavillosi nei dettagli e incapaci di dare una direzione globalmente politica alla discussione.

Il mio messaggio è che non è questo il momento per argomentare contro ogni piccolo, insignificante punto. Non perdiamo di vista, per favore, l’immagine complessiva. Non è mica la conclusione, Rio+20 è solo l’inizio di tanti processi e perciò dovrebbero essere flessibili. Dovrebbero andare oltre gli interessi nazionali e quello di specifici gruppi.

In nessun modo, insomma, il clima dovrebbe essere interpretato come un tema di serie B o comunque d’urgenza relativa. D’altra parte, e lo notiamo con l’amaro in bocca, il livello medio di senso di responsabilità in materia nella classe dirigente mondiale non è mai sembrato particolarmente elevato.

Fonti: Guardian

25 maggio 2012
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