I rinoceronti neri sono sempre più a rischio d’estinzione, è quindi necessario procedere con piano più mirati per la loro salvaguardia. È questo il risultato di uno studio condotto dall’Università di Cardiff, che ha dimostrato come la variabilità genetica di questa specie si sia ristretta in modo preoccupante negli ultimi 200 anni, sia a causa del depauperamento degli habitat che per colpa della caccia indiscriminata. Un esito preoccupante, poiché un minore rimescolamento genetico aumenta le probabilità di patologie anche letali.

Nelle zone del Sudafrica, della Namibia, del Kenya, dello Zimbabwe e della Tanzania, rimangono oggi soltanto 5.000 rinoceronti neri in libertà. Una cifra davvero ridotta, se si considera come nel 1970 questi esemplari sfiorassero quota 70.000 esemplari. Non è però tutto, poiché non sono solo i numeri ridotti a minacciare la sopravvivenza di questi imponenti abitanti dell’Africa, ma anche la scarsa variabilità genetica: il 70% di tutte le diversità, infatti, è stato letteralmente spazzato via da 200 anni di azioni sconsiderate da parte dell’uomo.

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Dallo studio condotto dagli esperti del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Cardiff, infatti, è emerso come 44 delle 64 discendenze genetiche dei rinoceronti neri non sia più esistente. Questo significa che, in assenza di un sufficiente rimescolamento genetico, gli animali potrebbero essere più soggetti a malattie ereditarie, anche letali.

La grandezza della perdita nella diversità genetica ci ha davvero sorpreso, non ci saremmo mai aspettati fosse così profonda. Senza diversità genetica non si può evolvere.

Fortunatamente, le stesse allarmanti ricerche potranno servire come base per degli interventi più mirati ed efficaci sul fronte della salvaguardia:

I nuovi dati genetici che abbiamo raccordo ci permetteranno di identificare le popolazioni prioritarie per la conservazione, fornendoci migliori chance per prevenire la totale estinzione della specie. Si potrà introdurre un nuovo rinoceronte in un gruppo, o scambiare rinoceronti fra parchi, affinché gli esemplari non siano fra loro geneticamente parenti e vi sia un rimescolamento del codice genetico.

20 febbraio 2017
Fonte:
BBC
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