Ultimissime speranze, per la salvaguardia dei rinoceronti bianchi settentrionali in Africa. Con solo tre esemplari rimasti al mondo, tutti affetti da problemi riproduttivi, il rischio che la specie si estingua definitivamente è particolarmente alto. I ricercatori, tuttavia, non demordono e si lanciano in una vera e propria corsa contro il tempo: l’ultima possibilità è quella della fecondazione in vitro.

La sorte dei rinoceronti bianchi settentrionali, una specie diversa rispetto ai più numerosi esemplari meridionali, è appesa a un filo. Nel corso del ‘900, questi grandi animali sono stati letteralmente decimati dalla caccia di frodo e dal bracconaggio, tanto che nel 2016 se ne contavano solo quattro rappresentanti. Con la morte di Nola, una femmina ospitata negli Stati Uniti e venuta a mancare pochi mesi fa per un improvviso problema si salute, il 2017 si apre con solo tre esemplari disponibili: un maschio e due femmine.

Sudan, il maschio in questione, ha però raggiunto i 43 anni d’età e, secondo gli esperti, non potrà sopravvivere a lungo per questioni di vecchiaia. Le due femmine, invece, presentano entrambe problemi riproduttivi, di conseguenza le changes di una gravidanza raggiunta naturalmente sono davvero remote, se non prossime allo zero. Questi rinoceronti sono tutti ospitati in Kenya, presso la riserva Ol Pejeta, dove vengono monitorati 24 ore su 24 e scortati da guardie armate, per scongiurare il rischio del bracconaggio.

=> Scopri il destino di Nola, rinoceronte bianco settentrionale


I ricercatori e gli scienziati, che da anni si occupano della tutela degli ultimi rinoceronti, sperano ora di poter trovare nuove speranze dalla fecondazione in vitro. Così spiega Richard Vigne, a capo del centro di conservazione Ol Pejeta:

Siccome entrambe le femmine hanno problemi riproduttivi, le possibilità di un accoppiamento naturale sono ora a zero. Dobbiamo ora indagare le tecniche di riproduzione artificiale, in particolare la riproduzione in vitro, per superare questi problemi.

In sintesi, l’idea è quella di fecondare in vitro gli ovuli delle femmine rimaste con il seme di Sudan, per poi impiantarli in una madre surrogata, una rappresentante dei rinoceronti bianchi meridionali. Gli ostacoli da superare, tuttavia, non sembrano essere pochi: non solo raccogliere gli ovuli dalle donatrici pare sia attività estremamente difficile, ma al momento non si conoscono pienamente le possibilità di successo dell’impianto. Sono al vaglio, soprattutto in centri europei, delle tecniche avanzate per minimizzare ogni rischio, ma si tratta davvero di una corsa contro il tempo, così come spiega il veterinario Stephen Ngulu:

I bracconieri sono oggi molto audaci. Potrebbero tentare di aggirare ogni sistema di sicurezza che abbiamo predisposto. Un’altra minaccia potrebbe essere rappresentata dalle malattie, che potrebbero uccidere improvvisamente un esemplare prima di qualsiasi trattamento.

9 gennaio 2017
Fonte:
Lascia un commento