Il salvataggio dei rinoceronti bianchi settentrionali è ormai una dura corsa contro il tempo. La specie, decimata negli anni a causa delle attività dell’uomo, conta solo tre esemplari, ospitati in una speciale riserva in Kenya. E, nell’impossibilità di riprodursi, da tempo si parla della possibilità di una fecondazione in vitro, allo scopo di poter garantire una nuova esistenza alla specie. I primi passi sono stati mossi in questi giorni, grazie ai ricercatori di uno zoo britannico.

Così come riporta l’agenzia di stampa Reuters, i ricercatori del Longleat Safari Park di Warminster, nel Regno Unito, hanno deciso di contribuire al salvataggio dei rinoceronti bianchi settentrionali. Gli scienziati hanno quindi estratto nove ovuli da tre femmine di rinoceronte bianco meridionale, affinché possano essere condotti i primi test. Sempre secondo quanto riferisce Reuters, gli ovuli saranno inoltrati a una clinica specializzata italiana, nella speranza si possano fecondare in vitro.

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L’obiettivo è quello di riuscire a ottenere un embrione con le caratteristiche genetiche della specie in via d’estinzione, da impiantare poi in una femmina di rinoceronte meridionale, che fungerebbe da madre surrogata. La scelta di ricorrere a una madre di un’altra specie è praticamente obbligata: mentre della varietà settentrionale esistono unicamente tre esemplari, di quella meridionale si contano più di 20.000 esemplari. Il percorso potrebbe tuttavia non essere semplice, poiché pare che le possibilità di successo siano comunque ridotte in questi grandi animali rispetto ad altre specie.

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La storia dei rinoceronti bianchi settentrionali colpisce, ormai da anni, l’immaginario collettivo ed è simbolo dei danni dell’uomo sulla biodiversità e sull’ecosistema. Con la morte dell’ultima femmina in attività riproduttiva, Nola, si sono ridotte ulteriormente le chances. L’unico maschio rimasto è guardato a vista da soldati armati, per evitare il rischio di bracconaggio, mentre le altre due femmine hanno ormai superato l’età fertile.

2 agosto 2017
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