Nuove modalità di protezione dei rinoceronti neri in Kenya, da tempo vittime del bracconaggio e a rischio di estinzione. Un raro esemplare è stato negli scorsi giorni trasportato in una riserva protetta, dove è stato installato un dispositivo per il monitoraggio remoto all’interno del suo corno. Con questa iniziativa, le autorità locali sperano di contenere le attività illecite per tentare di ripopolare la preziosa specie africana.

In tutto il mondo vi sono attualmente 5.055 rinoceronti neri, un numero preoccupante ma comunque in crescita, rispetto al picco al ribasso toccato nel 1993 a causa del bracconaggio, con soli 2.300 esemplari allora esistenti. Per favorirne un ulteriore aumento, presso la Lewa Wildlife Conservancy, in Kenya, si è deciso di dotare alcuni animali di speciale ricetrasmittente, quindi di trasportarli in un’enorme area protetta, lontani dalle mire dei cacciatori di frodo.

Il santuario dei rinoceronti, il Sera Conservancy Trust, si trova nell’omonima località a nord di Nairobi, un tempo conosciuta per la sua grande presenza di esemplari, poi lentamente scomparsi proprio a causa del bracconaggio. 21 rinoceronti neri vivono nell’area protetta, estesa per 10.700 ettari, dove si spera gli animali possano presto riprodursi e aumentare così il loro numero. Tramite sedazione, inoltre, nel corno del rinoceronte viene impiantato un dispositivo di monitoraggio, così da poter eventualmente rintracciare la sua posizione, ma anche le attività dei cacciatori di frodo. Il progetto non solo si propone di qualificare un’area un tempo sotto il controllo dei commerci criminali, ma anche di migliorare l’economia locale, impiegando dipendenti assunti sul posto e ridistribuendo la ricchezza proveniente dai lavori del santuario.

Tutte le specie di rinoceronti soffrono oggi la piaga del bracconaggio. Oltre al rinoceronte nero, è la specie bianca settentrionale ad aver subito le maggiori conseguenze: sono solo cinque gli animali rimasti in vita in tutto il giorno, sorvegliati 24 ore su 24 per escludere la possibilità d’estinzione.

5 giugno 2015
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