Dopo il ritrovamento del cadavere di Suni, rinoceronte bianco morto a soli 34 anni qualche giorno fa, il numero degli esemplari in vita si è ridotto in modo esponenziale. Il rinoceronte maschio, ancora piuttosto giovane per la sua specie, è deceduto per cause naturali quindi senza azioni di bracconaggio o caccia indiscriminata. Replicando l’età della morte del suo stesso padre, lasciando in vita l’altro e unico esemplare maschio molto più anziano. Purtroppo la condizione del rinoceronte bianco settentrionale è piuttosto drastica, il gruppo di animali presenti è ridotto a 6 esemplari. L’unico maschio ospite del parco naturale Ol Pejeta Conservancy si chiama Sudan, ma è più debole e anziano per la riproduzione.

Gli esemplari, trasportati nel 2009 nel parco naturale con sede in Kenya, erano destinati alla riproduzione nella speranza di allargare il gruppo esistente. Ma questo non è mai accaduto e con la dipartita di Suni l’estinzione appare una realtà tangibile. I responsabili dell’Ol Pejeta Conservancy hanno in previsione un incontro per discutere la problematica, quindi per trovare delle soluzioni rapide.

Si prospetta l’ipotesi di un incrocio tra esemplari diversi, accoppiando una femmina di rinoceronte del nord con un maschio del sud, così da ottenere un esemplare ibrido. Una soluzione intermedia che potrebbe salvare in parte la specie, a fronte dell’inseminazione artificiale troppo costosa e per ora senza esiti positivi. Il gruppo dei tre rinoceronti ospiti in Kenya è completato da un simile nella Repubblica Ceca e due a San Diego.

Ma le razze in via di estinzione sono tante e possono contare su un numero esiguo di rappresentanti, come i quattro esemplari di tartaruga dal guscio molle gigante dello Yangtze, i 30 leopardi dell’Amur, i 100 rappresentati di vaquita o focena del Golfo di California, fino ai 100 esemplari di pipistrello Coleura delle Seychelles dalla coda a guaina. Un numero esiguo di animali della stessa specie determina un cammino verso l’estinzione, con una bassissima possibilità di riprodursi. Come è accaduto a Lonesome George, l’ultima tartaruga delle Pinta Island deceduta in solitudine nel 2012.

24 ottobre 2014
Lascia un commento