Uno sguardo sul futuro energetico del Vecchio Continente è affidato al CEPA (Cambridge Economic Policy Associates), che in collaborazione con l’Imperial College di Londra ha stilato il rapporto “Supporting Investments in Renewable Electricity”, pubblicato ieri dalla Commissione Europea. Si parla principalmente di fonti rinnovabili, di come sfruttarle e delle strategie da mettere in campo dopo la scadenza del 2020.

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Focalizzando l’attenzione sul decennio che porterà al 2030, nell’area UE dovranno essere investiti complessivamente circa 25 miliardi di euro ogni anno, così da favorire l’installazione di nuovi impianti per generare energia pulita in modo sostenibile. Una cifra che dovrà poi essere raddoppiata entro i cinque anni successivi (entro il 2035) e triplicata dopo altri dieci (2045), per arrivare a toccare quota 90 miliardi di euro prima del 2050. Uno sforzo notevole, che inevitabilmente richiederà la collaborazione attiva da parte di tutti gli Stati membri.

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Puntare sul sistema delle aste competitive e abbandonare dinamiche incentivanti come le attuali tariffe fisse feed-in (pur riconoscendone i meriti) dovranno essere altre due priorità nelle agende degli stati. Secondo i ricercatori sarà meglio optare, ad esempio, su “tariffe floating feed-in premium” e sui certificati Renewable Obligation.

La ricerca del CEPA mette inoltre in evidenza come evolverà il mix energetico in Europa: nel corso dei prossimi decenni la quota delle rinnovabili crescerà progressivamente, merito soprattutto dell’espansione di eolico e solare, mentre il carbone registrerà una forte flessione, il gas continuerà a giocare un ruolo di rilevanza e la percentuale del nucleare rimarrà sostanzialmente invariata.

Le previsioni a lungo termine devono essere, per loro stessa definizione, necessariamente prese con le pinze. Sono molti i fattori che possono confutarle, in un senso o nell’altro, a partire dall’atteggiamento dei governi verso un futuro maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale.

Si pensi ad esempio a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, dove solo un anno fa era quasi inimmaginabile l’elezione di un presidente in netta contrapposizione con l’ottica del suo predecessore, meno incline in sostanza a puntare sulle rinnovabili e favorevole a sostenere la lobby del petrolio.

15 febbraio 2017
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